Cambiano gli schemi

Per chi pensa di riproporre alleanze locali già viste in passato, diciamo così, per tradizione.

Attualmente IDV è in piena deflagrazione e si sta scindendo in un numero non precisato di liste, oltre ad avere posizioni difficilmente compatibili con un’alleanza classica di centrosinistra. Localmente non sempre è alleata col centrosinistra, sicuramente non lo è a livello nazionale.

Comunisti Italiani e Rifondazione, dopo essersi uniti nella Federazione della Sinistra, si stanno ri-riseparando, con posizioni più “massimaliste” dei primi e dialoganti dei secondi.

Qualche anno fa, SEL aveva federati dentro di sè anche i Verdi e il PSI, che ora invece seguono percorsi separati. Probabilmente tutti convergono verso il centrosinistra, ma si tratterà con tre soggetti separati.

Questo per dire che quello che nella testa di molti è uno schema immutabile, in realtà è mutato parecchio.

Nichi e la natura incerta

Ho grande rispetto per chi fa politica, e ancora di più per chi la fa seriamente. Controindicazioni: pretendo lo stesso dagli altri.

Un atto poi che trovo di un’idiozia cosmica è sparare sulla barca su cui si sta cercando di salire. Sì, stavolta me la sto prendendo con Vendola. Non ho preconcetti nei confronti di SEL, penso che potrebbe avere un ruolo fortemente innovatore nella sinistra italiana e tra l’altro mi trovo molto bene personalmente e politicamente con i suoi esponenti sanremesi.

Credo però che il caro leader di SEL stia decisamente esagerando con le sue ultime dichiarazioni. No, non quelle sulla Bindi, cui è già stato risposto dalla diretta interessata.

“Io entrare nel Pd? Il futuro è un mare aperto, e quel partito mantiene una natura incerta. Potrebbe essere il Pd a dover confluire in Sel.”

Un minimo di rispetto tra alleati sarebbe d’uopo, anche perchè la genesi di SEL e della relativa leadership di Vendola è stata quanto meno complicata, visto che nei molteplici passaggi da Sinistra Arcobaleno a oggi si sono persi per strada Socialisti, Verdi, PdCI, RC, Nuovo Partito d’Azione, Radicali oltre a varie altre associazioni e movimenti minori e ancora oggi i suoi esponenti si riconoscebbero in almeno tre gruppi parlamentari diversi al Parlamento Europeo. Non credo quindi che dovrebbe fare queste dichiarazioni e penso che se si guardasse prima in casa sua sarebbe molto meglio.

 

Grillo (non) dixit

Questo weekend si è tenuta una delle ultime feste di partito estive: sto parlando del molto commentato “Woodstock” grillino e dell’ultimo nato tra i numerosi partiti-persona italiani, qui raccontato bene da Civati.

So che questa cosa non piacerà a molte persone all’interno dei meetup,  un variopinto popolo di cui ho fatto parte in qualche modo e per un certo periodo, ma quest’evento ha lanciato la campagna adesioni che precede la  campagna elettorale 2011.

Il fatto che poi questo non venga detto, è naturale e comprensibile, ma è comunque un’omissione colpevole, in primo luogo verso i “meetuppers”, che in buona sostanza si sono fatti prendere in giro in buona fede dalle promesse non-politiche di Grillo.

Liste e MoVimento a 5 Stelle si preparano alla loro quarta campagna elettorale e fin dall’inizio si sono dotati di regole simili a quelle che hanno i partiti: divieto di candidatura se si è iscritti ad un altro partito o movimento politico, comitati regionali e nazionali che approvano liste ed alleanze e tentativi vari di congressi o primarie. Tutto legittimo, per carità! Solo, cambiare il nome alla scatola non ne cambia la forma:  MCS è un partito, e per ciò bisogna giudicarlo.

C’erano alternative? Certo! Sono molte e diverse le realtà attive che hanno un impatto enorme sulla vita politica, come ad esempio GreenPeace, Amnesty International, Emergency e mille altre, e fanno quello che più ritengono opportuno. Chi decide di mettersi in politica, va giudicato per quello che fa con la sua attività, secondo i canoni di queste attività.

Malessere e sfiducia verso la classe politica sono alla base delle adesioni ai meetups, e Dio solo sa quanto lo possa capire! D’altra parte però sono convinto che sia meglio dare forza alle migliori e più innovative proposte che sono presenti all’interno dei partiti (e ce ne sono tante) che autoghettizzarsi in una piccola e confrotevole oasi.

Credo che spararsi addosso a vicenda non sia produttivo: buona parte del mondo artistico e culturale negli USA 2000  (esempio) appoggiò Nader, il candidato dei Verdi, sicuro sconfitto e il risultato sono stati otto anni di Bush, che ha a sua volta causato disastri vari e guerre (Gore ha poi vinto il Nobel per la pace, tra l’altro). Sicuramente è stata responsabilità dei Democratici americani il non aver saputo attrarre consensi in quell’area, ma credo che qualcuno si sia decisamente morso le mani, dopo aver votato Nader ed aver capito chi era Bush. Cerchiamo di evitare remakes di questo in salsa italiana.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: