Matrimoni possibili

Se ne parla da un po’, ma troppo sottovoce e invece dovrebbe essere un tema di cui si dovrebbe discutere di più, perchè è un passaggio che può dare una significativa svolta amministrativa a tutto il territorio italiano. Sto parlando degli accorpamenti tra i piccoli Comuni. Alcuni di coloro che mi conoscono si stupiranno, sapendo quanto io sia legato alla mia Mendatica (e anche scherzosamente campanilista), ma è un fatto che nel mezzo del riordino generale della struttura dello Stato si parla di scioglimento delle province, di città metropolitane, ma poco di come rendere efficaci ed efficienti i servizi nei piccoli Comuni. E una delle vie proposte è proprio l’accorpamento.

Tra i motivi che spingono in questa direzione c’è la possibilità di razionalizzare i servizi, che è sempre più diseconomico gestire separatamente (anagrafe, ufficio tecnico, rifiuti, etc). Contro, c’èil rischio di “rompere” equilibri storici e di allontanare dalla cittadinanza enti che in molti casi funzionano meglio delle grandi città.

In concreto, andando a memoria, proposte di fusioni uscite sui giornali hanno riguardato varie zone della nostra Provincia: si parlava di comune unico del Dianese (mettendo assieme Diano Marina, Castello, Arentino, San Pietro, Cervo, San Bartolomeo e Villa Faraldi), di un’altro accorpamento allo sbocco della Valle Argentina (tra Riva, Santo Stefano, Pompeiana e Terzorio), di un nuovo Comune nell’Alta Valle Arroscia (tra Mendatica, Montegrosso, Cosio e Pornassio, con l’ipotesi di allargarsi a Monesi e Piaggia) e di un matrimonio alla foce del Nervia tra Camporosso e Vallecrosia.

A me piacerebbe che a parlarne fossero le comunità locali, che dovrebbero avere la possibilità di scegliere questa via per ottenerne vantaggi e non subirla come decisione imposta dall’alto (magari suggerita da qualche benpensante metropolitano che non conosce cosa vuol dire vivere in una piccola comunità). Una libera scelta, su cui magari è opportuno approfondire le questioni più pratiche caso per caso e trovare delle soluzioni pratiche e concrete.

Per chi ha voglia di approfondire la questione, c’è questo blog a tema che ha un titolo significativo: Bene in Comune

(psico) analisi del voto

  • Affluenza in percentuale bassa in varie parti della Riviera. Tanti residenti di comodo non sono tornati a votare.
  • OK la forza della rete capace di mobilitare gli astenuti di sinistra, ma percentuali altissime di affluenza e di consenso arrivano dalla Valle Arroscia, che non è nè la Silicon Valley del boom della new economy nè la valle del Mekong infestata da guerriglieri comunisti in incognito. Ergo, le schematizzazioni troppo facili non funzionano.
  • Hanno vinto i movimenti, e ha perso il governo. Nel frattempo, una mano è arrivata da una situazione politica diversa e da tanti militanti e tante sezioni di base dei tanto vituperati partiti che si sono fatti in quattro per i referendum. Nel caso del PD, la base ha saputo imporre la linea dei 4 sì ai vertici, e questa è un’ottima dimostrazione che la democrazia interna è un valore aggiunto.

Rimedi popolari

Le ultime primarie di questo inverno mi hanno visto come responsabile del seggio di Pieve di Teco, nella mia amatissima Valle Arroscia.

Al di là dell’alto valore democratico che ha questa modalità di scelta di dirigenti e candidati, vi è pure come piacevolissimo effetto collaterale l’occasione di tastare il polso della “maggioranza silenziosa” che sostiene con buddistica pazienza il percorso politico del PD. Questa “maggioranza silenziosa” è il grande patrimonio che dobbiamo custodire con cura, ed è sempre più avanti di varie lunghezze rispetto alle “componenti bordellare” che ogni tanto fanno capolino.

Tra i vari elettori venuti, mi è rimasto particolarmente impresso un signore, piuttosto anziano, che dopo aver parlato del più e del meno, mi dice:

“Pruvammu ancù ‘sta vota, se nu va, pijammu u s-cioppu…”  (ndb proviamo ancora stavolta, e se non va, prendiamo il fucile…)

ed io

“Ma no! non bisogna trascendere, anche se Berlusconi effettivamente esagera…”

“Mi veàmente a pensavu a carcùn di nosci, si se metten in’autra vota a ratellà…” (ndb in realtà io pensavo più a qualcuno dei nostri, se continuano a fare casino tra loro)

La Cucina Bianca 2010

Sono da decenni, praticamente da sempre, in vario modo coinvolto nell’organizzazione di attività che animino e tengano viva la mia cara Mendatica.

Da dieci anni esatti il mio borgo ospita la Cucina Bianca, un itinerario enogastromico che anima tutto il paese e che coinvolge oltre un centinaio di volontari, offrendo uno splendido esempio a tanti posti dove è più diffuso lo sgambetto vicendevole al posto del lavoro di squadra. Qui potete leggere una accurata recensione fatta dall’amico giornalista Andrea Carpi.

Io vorrei però spendere due parole sulla parte musicale, che è stata quella direttamente organizzata da me.

Per quanto riguarda il folk, la tradizione e soprattutto lo sciaratto, abbiamo avuto il privilegio di avere due perle di gruppi come i Bruti e Boi e i Vagabondi. Il pop-rock di due cover bands eccellenti e simpatiche come Quei Bravi Ragazzi e Gli Stereotìpi sì è fatto applaudire a lungo nell’aia di Santa Caterina, mentre completavano il quadretto tre presenze ormai affermate del live ponentino, come il duo hard-classico CelloBassMetal, la coloratissima GrockBanda e le melodie unplugged degli Acoustic Horizon. Un particolare plauso va alle Og Celtroir (quartetto d’arpe celtiche) e ai rocchettari The Skyscrapers, vista la loro tenera età e il contesto inusuale per i loro generi. Si è chiuso in bellezza con l’alternative djset dal terrazzo del Sindaco dei RadioNylon.

Il crescente successo di questa manifestazione mostra come il pubblico possa gradire anche una proposta musicale diversa dalle orchestre di liscio o dai djset di dance commerciali, basta trovare il giusto contesto e il necessario coraggio da parte degli organizzatori.

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