Cambia il campo di gioco

Dalle prime indiscrezioni uscite sui giornali sulla probabile prossima legge elettorale potrebbe uscire uno scenario molto interessante e potenzialmente in grado di smuovere decisamente le acque anche nel piccolo mondo antico ligure.

Partendo dall’ipotesi uscita sui giornali come prevalente si intuisce che ci potranno essere metà candidati sostanzialmente eletti col Porcellum e metà invece a collegi uninominali. L’ipotesi di collegi uninominali collegati spero sia solo una boutade, per i motivi che ben esprime Antonio .

Andando nel concreto, si potrebbero ipotizzare dunque in Liguria* 8 deputati eletti in liste bloccate e 8 in collegi uninominali e al Senato 4 e 4. Molto probabilmente dunque si avrebbe un collegio per la Camera sostanzialmente equivalente alla provincia di Imperia e uno al Senato che andrebbe da Ventimiglia a lambire Vado (andando un po’ ad occhio).

Da questi due collegi sperano di poter passare gli attuali Onorevoli Minasso, Scajola, Bornacin, Boscetto e Chiappori, più alcuni che dal centrodestra scalpitano e rumorosamente per entrare – quasi in qualsiasi modo – nel gioco. Non mi pare ci sia spazio per tutti, anzi. Potrebbe davvero succedere che si faccia spazio qualcun altro, magari proveniente da un grande Partito, capace di governare e che non è mai stato sfiorato da sospetti di combutta con cricche, ‘ndrangheta e affaristi senza scrupoli.

Per scegliere le persone più adatte a giocarsela e a rappresentare il nostro territorio ovviamente non esisterebbe altro metodo che le primarie, come sostengo insieme ad altri da un po‘.

*per semplicità e concretezza, ho ipotizzato che le circoscrizioni elettorali attuali vengano conservate

Dall’accorpamento al riordino

Importanti novità dal Senato sul “caso Province”: pare che i criteri saranno un po’ più flessibili e mediati.

Passa il vaglio del parlamento una delle misure della spending review che nell’immaginario collettivo rappresenta piu’ di altri i tagli alle spese inutili: si tratta del riordino delle province, approvato oggi dalla commissione Bilancio del Senato, dopo un lunghissimo braccio di ferro tra il governo e i senatori. Entro dicembre si arrivera’ a un dimezzamento di questi Enti, dopo una consultazione delle Regioni e degli amministratori locali ai quali il ministro Filippo Patroni Griffi chiede di “guardare avanti”. 

In serata la commissione dovrebbe concludere l’esame del decreto affrontando l’altro grande tema di scontro, vale a dire i tagli alla sanita’ e alla spesa farmaceutica. Dopo giorni di stallo, in cui il ministro della Funzione pubblica ha fronteggiato le richieste di allargare le maglie. Tra di esse un emendamento bipartisan teso a salvare le province delle Regioni che ne hanno oggi solo due (Umbria, Basilicata e Molise). Visti i campanilismi, il governo e i due relatori, Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd), sono giunti a una mediazione. Sono state eliminate le parole “soppressione e accorpamento” delle province, ed e’ stato introdotto il concetto di “riordino di tutte le province delle Regioni a Statuto ordinario”. Quindi tutte saranno, per cosi’ dire, azzerate, non ce ne saranno alcune che “annettono le altre”, come ha sottolineato Patroni Griffi. 

Il meccanismo prevede che ora le Regioni, con i rispettivi Consigli delle autonomie, avanzino una “ipotesi” di riordino in modo che entro dicembre si arrivi al riordino definitivo, che portera’ ad un dimezzamento di questi Enti Locali. Patroni Griffi ha lanciato un appello agli amministratori locali a superare “particolarismi e titubanze” e a guardare avanti. (da RaiNews)

Nel frattempo, in altri luoghi in cui tra l’altro le Provincie funzionano bene, si ragiona pubblicamente con un dibattito ampio. In Emilia Romagna ad esempio ci sono i casi opposti del consiglio provinciale reggiano che vota per la creazione della provincia “Emilia” – comprendente le attuali Parma, Piacenza, Reggio e Modena – e la contemporanea battaglia di Rimini, contraria all’accorpamento con Forlì-Cesena e Ravenna (anche se il PD romagnolo spinge invece per una grande provincia romagnola con la fusione delle tre).

Sarebbe ottimale se, visto che comunque c’è ancora un po’ di tempo – poche settimane – ci potesse essere un confronto maggiore.

Chi scende, chi no

Consiglieri Comunali: taglio 20 %

Assessori Comunali: si passa da un terzo ad un quarto del numero di consiglieri.

Es: Sanremo passerebbe dall’avere 30 consiglieri e 10 assessori ad avere 24 consiglieri e sette assessori.

Consiglieri Provinciali: massimo 10 (ora sono tra 24 e 45)

Assessori Provinciali: massimo 3 (ora sono tra 8 e 12)

Consiglieri Regionali: tagli variabili secondo le varie Regioni, intorno al 20 % generalmente

Assessori Regionali: tagli variabili secondo le varie Regioni, intorno al 40 % generalmente

Europarlamentari Italiani: già diminuiti da 87 a 73

Camera dei Deputati: nessuna diminuzione prevista

Senato della Repubblica:  nessuna diminuzione prevista

 

*hanno

Nell’interesse del Paese

Vi ricordate la lunga pausa pre-fiducia che si erano presi Senato e Camera? Ebbene, pare non sia bastata.

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