Brevi di politica locale

  • Scullino si è dimesso da Sindaco di Ventimiglia: uno spettro si aggira per l’estremo ponente
  • Zoccarato si prende il merito di aver portato l’Aurelia bis al Borgo, quando i lavori sono cominciati nel 2007. E’ stato comunque estremamente efficiente nell’organizzare un aperitivo di apertura.
  • Il segretario provinciale del PD entra in polemica con un giovane rottamatore esponente dell’organizzazione giovanile… leghista
  • SEL a Sanremo vuole le primarie e vuole una donna Sindaco. Come ho già detto, penso che SEL abbia ragione e bisogna lavorare perchè ci siano tutte le condizioni per farle, ricordandosi però che le primarie sono un mezzo e non un fine.

A domani in piazza San Costanzo, Festa Democratica della Pigna di Sanremo.

Da un certo livello in su

Ridicole, inutili e squallide le polemiche su “chi è salito sul carro del vincitore” da un certo livello in su, ovvero quelle che compaiono sui media nazionali. In diversi mesi di campagna referendaria, se si va a scavare si trovano ovunque collaborazioni strutturate e produttive tra movimenti referendari locali e sezioni e circoli dei partiti, addirittura dal momento di raccolta delle firme. Molto spesso i partiti sono stati abbastanza furbi da tenere un passo indietro e non dispiegare le bandiere attaccando la grancassa. Aggiungo che si percepiva chiaramente un’ostilità diffusa nei confronti in particolare del PD, mentre era molto più sfumata nei confronti di altri partiti (IdV, SeL, FdS), che sono stati però chiaramente corresponsabili di molte scelte tendenti a liberalizzare i servizi locali negli ultimi vent’anni.

Il PD nazionale e Bersani si si sono spesi in maniera compatta solo nelle ultime settimane, dopo una grande prova di democrazia interna venuta da alcuni che avevano visto lungo e da centinaia di circoli, che hanno spinto i vertici a schierarsi in maniera decisa e risolutiva (perchè, non nascondiamocelo, senza l’ultimo sprint avviato dal PD il quorum non si sarebbe raggiunto): l’atteggiamento corretto sarebbe stato “hanno vinto i referendum e ha perso il Governo Berlusconi, i comitati hanno fatto un grande lavoro, noi abbiamo dato una mano”.

Allo stesso modo i promotori dei referendum avrebbero dovuto riconoscere l’aiuto e l’appoggio disinteressato che è sempre venuto da quella cosa meravigliosa che è la base del PD che è partito anni or sono: a Sanremo ad esempio il percorso comune è cominciato anni or sono. Pertanto, prima di criticare (e a ragione) i vertici democratici, i leader referendari (nazionali, aggiungo in seguito ad osservazione) dovrebbero riconoscere, almeno ora, l’impegno profuso da dei compagni di strada più che bistrattati.

Primarie a ponente?

Si fanno strada ultimamente diverse discussioni, visto il risultato amministrativo, su come prepararsi ad affrontarlo anche qui a Ponente. Ovviamente le vittorie che hanno fatto più rumore sono state quelle di Milano, Napoli e Cagliari, ovvero tre casi in cui le primarie non hanno girato a favore dei candidati espressi dal PD. Ci si dimentica degli ottimi risultati di Torino, Bologna, Salerno, Novara e Trieste, ma questa può essere un’altra faccenda.

Premettendo che quando il candidato migliore ce l’ha un altro partito anche più piccolo è giusto che lo metta a disposizione della coalizione e che venga sostenuto lealmente da tutti, credo che queste siano state più eccezioni che altro: nei 35 capoluoghi in cui si è vinto quest’anno, 28 (ovvero l’ottanta per cento) avevano un candidato del PD (il rimanente sono 2 “civici”, 3 di SEl, 1 dell’UDC e 1 dell’IDV). Entrando poi nel merito, a Napoli la situazione era talmente fuori da ogni logica che alla fine ha vinto un candidato che non si è voluto presentare al secondo turno di primarie, a Milano ha vinto le primarie contro un candidato del PD proveniente dalla cosiddetta società civile un bravo politico di lungo corso e a Cagliari si è imposto su altri candidati un giovane brillante, pacato e serio. Ne risulta quindi che nella realtà “normali” non è successo niente di nuovo: vince un candidato esperto, serio e rassicurante.

Ovviamente le primarie sono un ottimo sistema per scegliere il miglior candidato a quelle che sono chiamate cariche monocratiche. Ci devono essere comunque alcune condizioni chiare e irrinunciabili:

  • aver chiara e fissa coalizione e programma di massima
  • stabilire un regolamento condiviso per lo svolgimento senza intoppi
  • avere più di un candidato “vero” – le primarie tanto per farle meglio evitarle…
  • essere tutti d’accordo nell’utilizzo di questo sistema

SEL le ha già richieste per l’anno prossimo su Taggia e Ventimiglia. Personalmente sono d’accordo, alle condizioni citate qui sopra, a farle anche a Sanremo (quando sarà il momento). Preciso solo che non esistono coalizioni fisse e naturali a livello amministrativo: a Taggia ad esempio ora SEL e PD sono all’opposizione e IDV è in maggioranza, a Sanremo esistono esperienze civiche organizzate importanti, che non seguono indicazioni di segreterie nazionali.

E’ giusto riflettere su quello che succederà in futuro, ma personalmente andrei magari più a fare campagna per il referendum in questi giorni, cosa che PD e GD della west coast stanno facendo e bene su tutto il territorio provinciale, specie all’infuori del proprio classico entourage.

Nichi e la natura incerta

Ho grande rispetto per chi fa politica, e ancora di più per chi la fa seriamente. Controindicazioni: pretendo lo stesso dagli altri.

Un atto poi che trovo di un’idiozia cosmica è sparare sulla barca su cui si sta cercando di salire. Sì, stavolta me la sto prendendo con Vendola. Non ho preconcetti nei confronti di SEL, penso che potrebbe avere un ruolo fortemente innovatore nella sinistra italiana e tra l’altro mi trovo molto bene personalmente e politicamente con i suoi esponenti sanremesi.

Credo però che il caro leader di SEL stia decisamente esagerando con le sue ultime dichiarazioni. No, non quelle sulla Bindi, cui è già stato risposto dalla diretta interessata.

“Io entrare nel Pd? Il futuro è un mare aperto, e quel partito mantiene una natura incerta. Potrebbe essere il Pd a dover confluire in Sel.”

Un minimo di rispetto tra alleati sarebbe d’uopo, anche perchè la genesi di SEL e della relativa leadership di Vendola è stata quanto meno complicata, visto che nei molteplici passaggi da Sinistra Arcobaleno a oggi si sono persi per strada Socialisti, Verdi, PdCI, RC, Nuovo Partito d’Azione, Radicali oltre a varie altre associazioni e movimenti minori e ancora oggi i suoi esponenti si riconoscebbero in almeno tre gruppi parlamentari diversi al Parlamento Europeo. Non credo quindi che dovrebbe fare queste dichiarazioni e penso che se si guardasse prima in casa sua sarebbe molto meglio.

 

Come i funghi

Apre il comitato di quartiere PD a San Martino? Subito dopo ne salta fuori uno autodefitosi “civico”. Nel direttivo gli apoliticissimi Carlo Pavone come presidente (attivista del PDL e fedelissimo di Zoccarato), segretario Giulio Ballarini (socio “attivissimo” dell’associazione del consigliere PDL Baggioli Sanremo Azzurra) e vicepresidente l’amico leghista Enzo D’agostino, già candidato del Carroccio in Comune e in Provincia.

Esiste il comitato di quartiere PD della Pigna, oltre che la neonata sezione sanremese di SEL? Ovvio, subito dopo ne salta fuori uno “civico”. In questo c’è da dire che non vi sono esponenti politici noti come tali. Mi ha stupito però un episodio: commentando il terribile episodio dell’attentato incendiario (tra l’altro l’ennesimo in città) a un negozio d’abbigliamento gestito da cinesi, è saltato fuori un commento sul profilo facebook ufficiale del gruppo un po’ sibillino dell’associazione, testualmente

anche questo “a monte” potrebbe avere un’origine fondata sulle regole UGUALI PER TUTTI, stavolta amministrative e commerciali.
gli organi preposti a questo controllo hanno la consapevolezza che sia tutto ok?
viva le culture diverse, l’importante che non siano loro a discriminarci!
anche nella tranquillità quotidiana e… notturna.

Quanto meno intempestivo dire ad una famiglia che ha subito un attentato “eh, però certo che se non tiravate la corda, un po’, ve la siete cercata…”. Chiedo chiarimenti e specificazioni, la risposta, completamente fuori luogo, è stata

ti rispondiamo per cortesia, ma il comitato non fa politica

Premettendo che non c’è nessuna vergogna nel farla, dico subito che un comitato di quartiere fa politica, per definizione. Prende posizione, sollecita interventi, esprime pareri, e mille altre cose che altro non sono se non POLITICA.

Ho già scritto che la politica tutti la condannano, ma poi tutti vogliono metterci il becco. magari chiamando un partito movimento, magari organizzando al posto di un congresso un meeting, magari aprendo club al posto delle sezioni, ma rimane sempre la stessa zuppa, l’importante è essere leali e chiari. E se si è di parte, è una truffa nasconderlo.

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