Quando tutto gira veloce è inutile tirare il freno a mano

Negli ultimi anni anni abbiamo evitato di prendere coscienza di un mondo che cambiava. Questo mondo è rimasto un po’ ad aspettare, poi ha trovato in autonomia i suoi spazi. E’ dal 2008 infatti che, in varie forme, liste più o meno “grilline” si presentano alle elezioni e già nel 2009 i meetup sono stati capaci di eleggere due europarlamentari. Negli anni successivi, il desiderio di innovazione e di cambio della guardia si è mostrato in più occasioni, sempre o quasi all’interno del centrosinistra, sia in diverse elezioni primarie tenute in tutta Italia, sia attraverso ad esempio lo straordinario successo del popolo dei referendum. Non abbiamo visto che ci stava arrivando un treno addosso, in pratica, e il fischio che si avvicinava si sentiva.

Per questo ritengo che il vero tema non sia l’inclusione o meno di Renzi e renziani, ma sia decisamente più ampio e riguarda migliaia di persone che pian piano si sono allontanate dal PD. Buona parte di questi non si riconosce nell’istituzionalizzazione delle leadership nazionali su base territoriale e non riescono a vedere come pienamente compiuti gli sforzi di apertura che pure il PD ha fatto. Abbiamo sprecato, in parte, un capitale enorme di credibilità. A volte solo per logiche di piccolo cabotaggio locale.

Abbiamo poi pagato una certa mancanza di verve di tutta la nostra campagna elettorale. Certo, non saremmo mai stati in grado battere un saltimbanco e un comico, ma oltre che dire la verità, dovevamo suscitare speranza nell’elettorato, e avremmo avuto ottimi argomenti con cui farlo.

Alle scorse primarie avevo convintamente sostenuto il programma di Laura Puppato perchè ritenevo che fosse quello che meglio poteva rispondere alle domande dei potenziali grillini. Pippo Civati è da anni che studia linguaggio, attività e proposte targate Grillo. Non mancano in Parlamento, grazie alle primarie, nostri amministratori che hanno dimostrato sul campo di averne, altro che cinque, anche sette o otto di stelle. Ripartiamo anche da loro, merito e competenza vanno premiati e usati adeguatamente.

La cosa che sinceramente non capisco è come mai non siamo stati in grado di usare i nostri temi, come l’Europa, il lavoro, l’economia e la giustizia, su cui siamo credibili e siamo stati invece costretti su tematiche strumentalizzate come l’IMU sulla prima casa o i costi della politica. Su quest’ultimo aspetto poi è incomprensibile come non si è stati in grado di spiegare i passi avanti fatti e di come invece ci si arrocchi su posizioni incomprensibili ai più. Abbiamo riempito una piscina in cui far sguazzare altri.

E’ tempo di dare segnali chiari da parte della politica, perchè senza politica questo Paese non sopravvive. Dubito che altri saranno in grado di farne di significativi, per cui al PD toccherà un lavoro triplo. Servono, a ogni livello, facce e idee nuove, bisogna farli conoscere e contemporaneamente creare gli spazi perchè ci si prepari già anche al loro ricambio. Siamo in un ritardo pazzesco e il mondo attorno gira troppo veloce, è ora di levare il freno a mano.

Intervento pubblicato sul Secolo XIX del 14/3/2013

Passare dai moderati agli incazzati

Ho già scritto ieri che ci siamo presi una sberla secca, e che però altri l’hanno preso più forte di noi (sia al centro che a sinistra). Dato che non mi piacciono le autoassoluzioni, ora comincio a scrivere quello che penso su cosa avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto. Condivido quello che ha dichiarato Riccardo Giordano al Secolo XIX: “Siamo andati male, malissimo, è inutile girarci intorno, nasconderci dietro un dito. Se il Pd non si apre alle persone esterne, ai movimenti, alla società civile, e non rinnova la sua dirigenza locale, la prossima volta non supera il 15 per cento.

Oggi tutti parlano del possibile scenario “avesse vinto Renzi”: sinceramente non so rispondere cosa sarebbe successo, ma credo che ora Matteo abbia capito quei 3-4 errori strategici che gli hanno fatto perdere le primarie e ora molti lo apprezzano di più anche grazie a questo. Certo è che Renzi avrebbe potuto forse convincere meglio col proprio spirito di cambiamento, ma non con le proprie proposte programmatiche che spesso sono lontane da quella grilline, quindi a conti fatti, un grande boh. A questi “renziani di ritorno” ricordo che io avevo deciso di sostenere alle primarie Laura Puppato, perchè (insieme a Civati, non in corsa) era l’unica che sosteneva la necessità di creare un dialogo nei fatti e nei contenuti col potenziale elettorato grillino, molto più grande anche numericamente dei “centristi cattolici” o dei tanto ricercati “moderati”, che sono poi i veri sconfitti di questo giro elettorale.

A me interessa ricordare che sono stato il primo e unico a dire che intorno allo svuotarsi del PdL e della Lega si sarebbe dovuto correre di corsa a riempire il vuoto che si stava creando in Provincia. Il risultato straordinario del M5S dappertutto sta a testimoniare che gli spazi per crescere c’erano. Usciamo da questa tornata elettorale in cui siamo cresciuti solo in 2 comuni (Airole e Mendatica), abbiamo contenuto le perdite nell’imperiese e siamo invece andati male nel sanremese e nell’intemelio. Certo, su Sanremo esiste uno dei più antichi meetup (e dei più simpatici anche) che sicuramente ha “preparato il terreno” meglio, ma resta incredibile che nei territori infiltrati dalla ‘ndrangheta (Ventimiglia, Vallecrosia, Bordighera) non siamo stati minimamente premiati dal voto, nonostante i grandi meriti che il PD ha nello “scoperchiamento della pentola”.

Evidentemente non siamo riusciti a fortificare nel tempo questo risultato. Ho personalmente partecipato a quattro iniziative pubbliche di “area” diciamo a Ventimiglia e in tre di queste mi sono trovato ad essere l’unico esponente del PD presente (1, 2, 3, 4). E la situazione ha portato a una bocciatura del PD tout court, locale e nazionale, anche perchè evidentemente non si è stati capaci di farci apprezzare come forza “differente”. A margine aggiungo che bisognerà osservare per bene i dati interessantissimi di Alternativa Intemelia sulla non-conoscenza da parte dei ventimigliesi del fenomeno mafioso e connessi, cose su cui avremmo dovuto per tempo fare campagna e su cui bisognerà cominciare a ragionare.

Su Sanremo ci siamo trincerati invece in uno sforzo sovrumano di amministrativismo puro e di perseguimento esclusivo di dinamiche connesse al Consiglio Comunale, col doppio risultato che l’eventuale buon lavoro svolto amministrativamente non ha trascinamenti positivi sul livello politico e che i Comuni dell’hinterland sanremese e le loro decine di migliaia di abitanti non sono certo portati a votare un PD che sentono parlare solo di problematiche a loro estranee.

Non siamo nemmeno riusciti a costruire per tempo l’immagine di un partito diverso e più aperto. A parte gli episodi discutibili avvenuti ogni qualvolta si è avuto a che fare con le primarie, svolte o ipotizzate, nei fatti ci troviamo di fronte a un partito che fino ad oggi si è dimostrato incapace ad essere accogliente. Della trentina di ragazzacci impetuosi che avevano organizzato tante cose nella campagna del 2008 (quella dei famosi “Negroni per Veltroni”) dentro il PD siamo rimasti in quattro o cinque. Saranno i giovini d’oggi che non sono abituati a soffrire, certo, ma anche il risultato di un ambiente che complessivamente è tutto fuorchè ospitale e aperto.

Certo, tutto questo è dovuto principalmente a una campagna elettorale nazionale scialba, alla mancanza di incisività della nostra proposta politica complessiva e credo anche a una nostra antipatia nei confronti delle persone, che evidentemente abbiamo maturato in questo ventennio. C’è spazio per recuperare? Sì. A Parma, capitale del grillismo, il centrosinistra ha ottenuto un ottimo risultato, “vincendo” la città che negli ultimi anni è stata prima destroide e poi grillina.

Siamo in un ritardo terrificante, e il fatto di avere la coscienza a posto ci deve servire solo da garanzia, ma non è sufficiente. Dobbiamo fare una rapida inversione di marcia, dato che i moderati non esistono più, perchè oggi come oggi stanno tutti incazzati come delle vipere, e a questi dobbiamo ricominciare a parlare e soprattutto ad agire.

La maschera di Zoc

Non mi sento più rappresentato da chi va contro i cittadini e contro gli amministratori locali. 

Maurizio Zoccarato, Sindaco di Sanremo sul Secolo XIX

Fiutando l’aria del vento che cambia, Zoc sta continuando con la pantomima del cane sciolto, sperando che ci si dimentichi quanto male sta amministrando la nostra città e spera di poter cambiare casacca nell’immaginario collettivo. Il costume, anche se accuratamente preparato, non è credibile ed è una maschera che non sta in piedi: in realtà, Zoccarato è la chiara rappresentazione della politica berlusconiana, fatta di annunci demagogici, provocatori e irrealizzabili e di nessuna sostanza. Certo, è facile ottenere spazi sui media facendo i cialtroni.

Berlusconi e la sua corte di amici stanno portando alla rovina l’Italia da più tempo, unica differenza, ma il marchio di fabbrica quello rimane, per quanto si lavori di lima per farlo scomparire.

Sfido pertanto il Sindaco a stracciare la tessera PdL e a fare richiesta di iscrizione al PD, nel circolo di cui sono Segretario. Piazza Colombo, vicolo vicino a Sanremo Fiorita.

…qualcuno che garantisca per me

Problemi (e grossi) ci sono anche per chi il lavoro ce l’ha, ma a tempo determinato. Un esercito, quello dei precari, che si infittisce ogni giorno di più. Spiega una giovane donna che lavora nel settore alberghiero che sta cercando casa: «Ho visionato diversi alloggi, ma i proprietari mi chiedono se ho un contratto di lavoro a tempo indeterminato, che non ho. Oppure qualcuno che garantisca per me. Anche a Imperia per noi precari è diventato difficilissimo vivere».

Dal Secolo XIX

La mia generazione si troverà a pagare sulla propria pelle errori di decenni, che hanno fatto vivere l’Italia al di sopra delle proprie possibilità con il consenso sostanziale di tutti. Un’idea sensata potrebbe essere quella di metterla in condizione di farlo, garantendo condizioni dignitose, meritocrazia e in generale un’apertura maggiore del “sistema”.

Avere un contratto legale e avere sempre e comunque necessità di “qualcuno che garantisca” è un altro dei molti fattori di blocco che mettono il freno specialmente alla mia generazione. Il problema è sia ecomico, come spiega anche la CGIL, sia di tipologia di offerta degli affitti – come faccio ad affittarmi una casa per quattro anni se ho un contratto di tre mesi quando va bene? Poi da iscritto attivo alla CGIL mi piacerebbe ci fosse una maggiore attenzione a questi problemi sia a livello centrale che periferico.

Conoscendo questi problemi, ho organizzato coi GD e il PD di Sanremo – nel silenzio e l’immobilismo generale – il presidio sanremese di “il nostro tempo è adesso”. Sarà il caso di continuare a tenere viva l’attenzione anche su questo problema, anche perchè i precari ormai non stanno solo nei call center, ma molto spesso svolgono e molto bene lavori qualificati e sono un gruppo sociale in crescita anche a Ponente.

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