Una questione di impegno

Ad un congresso dei Conservatori una volta ho detto che non sarebbe dovuto importare se un impegno fosse tra un uomo e una donna, una donna e una donna o un uomo e un altro uomo e mi hanno applaudito per questo. Cinque anni dopo, siamo parlando di istituire il matrimonio gay. E a chi ha delle riserve, io dico: sì, si tratta di uguaglianza, ma anche di impegno.

I conservatori credono nei legami che ci legano, che la società è più forte quando ci leghiamo gli uni agli altri e ci sosteniamo a vicenda.

Quindi per quel che mi riguarda non sostengo il matrimonio gay pur essendo un conservatore. Sono a favore del matrimonio gay perché sono un conservatore.

David Cameron, primo ministro britannico ad un meeting del Partito Conservatore

Grazie a chi me lo ha fatto notare. Ancora una volta, una dimostrazione che quando si parla di diritti civili non si parla di destra o sinistra, ma di avere più o meno civiltà, tolleranza e rispetto. In Italia ci arriviamo sempre dopo, per il voto alle donne sono serviti una ventina d’anni, per il divorzio alcuni secoli. Vedremo.

Sono sicuro che, come sostengono molti, la priorità per una coppia omosessuale sia avere casa e lavoro, ma ho come l’impressione che a volte questo sia una scusa per evitare la discussione.

 

Come ci vedono in…

Messico:   Clicca


Argentina:  Clicca


Egitto:  Clicca


Francia:  Clicca

Spagna e Colombia: Clicca

Russia

Svezia

Regno Unito

Taiwan

UPDATE

Uruguay

Finlandia

Io ho deciso di impegnarmi proprio per come siamo visti all’estero.

Nota tecnica: c’è stato qualche problema con i video embedded, chiedo venia

Cortine di fumo

L’attenzione e la serietà dei media italiani a riguardo della politica estera è tristemente nota: quando va bene, si parla dello stile della Premiere Dame, madame Bruni in Sarkozy, o delle varie storie di letto e di corna dei nobili ispano-anglo-monegaschi.

E’ pertanto stonata l’attenzione che viene posta alle elezioni di mid-term negli USA, dato che in buona sostanza delle elezioni interne americane ce ne siamo sempre fregati altamente. Per carità, il crollo dell’asinello c’è stato (anche se meno peggio del previsto), ma non posso fare a meno di pensare che i media italiani attuali ci sguazzino un filo a far notare le sconfitte in giro per il mondo del centrosinistra.

La vittoria schiacciante di Dilma Rousseff, “delfina” del progressista Lula, prima presidentessa donna, in Brasile è passata decisamente più inosservata, ad esempio. A latere, questa è una di quelle tante storie che dimostra come non è detto che si debbano tenere le stesse persone per continuare a vincere e che quindi non si deve aver paura di un limite nei mandati.

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