L’intermedio che verrà

Il 20 agosto 2013 la maggior parte di noi tutti era in spiaggia, ai monti, al lago o a casa. Quegli stakanovisti talassofobici del Governo invece erano a Roma a presentare un ddl sugli enti intermedi. Cioè Città metropolitane, Province, Unioni e Fusioni di Comuni.

– città metropolitane: l’ente più lento a crearsi della storia dell’amministrazione pubblica italiana pare che stia forse quasi per nascere. Risolto il dubbio iniziale “ma dove inizia e dove finisce l’area metropolitana?” con un salomonico “la città metropolitana coincide con la provincia, che però si scioglie”, vedrà finalmente la luce.  Ovvio che questo crea alcuni punti comici: qui sotto potete notare l’area di Lovari della futura Città Metropolitana di Genova, grossa più o meno come Manhattan ma con un look un tantino diverso.

– province: la notiziona è che non chiudono, lo svolgimento è che le svuotano. Intendo dire che non ci saranno più elezioni provinciali: tutte le cariche saranno di secondo livello, ovvero decideranno tutto i sindaci: il presidente della Provincia dovrà essere un sindaco eletto solo da sindaci e il consiglio sarà composto solo da Sindaci di Comuni sopra i 15.000 abitanti e da presidenti delle Unioni di Comuni di almeno 10.000 abitanti. Traslando la situazione dal teorico al reale, pur essendo teoricamente possibile avere fino a 10 consiglieri provinciali, se la Giunta Sappa si dimettesse domani mattina, gli unici tre aventi diritto a formare il Consiglio sono i sindaci di Sanremo, Imperia e Ventimiglia, mentre non esistono Unioni o progetti di Unioni in grado di soddisfare questo requisito. Quindi, 64 Comuni, 5/6 del territorio e metà della popolazione non rappresentata in Consiglio. C’è da aggiungere che comunque le competenze e le deleghe destinate alle Province sono comunque destinate a diminuire di importanza.

In ogni caso, noi saremo l’ultimo consiglio eletto dai cittadini, i prossimi saranno frutto di un accordo politico.

– unioni e fusioni: si aggiungono alcune precisazioni e alcune logiche semplificazioni sia nella disciplina delle Unioni che di quella delle Fusioni. Vista la situazione, consiglierei e spingerei tutti i Comuni ad informarsi di corsa e a valutare di corsa se sia opportuno procedere a fusione nel più breve tempo possibile, posto che le Unioni saranno inevitabili. La popolazione media dei Comuni imperiesi si aggira sui 3200 abitanti, ma se si levano le 10 realtà più significative, si scopre come si scenda a 780 abitanti di media. La gran parte di questi comuni non avrà quindi le forze per gestire in maniera efficiente e moderna la quantità di lavoro che un’amministrazione pubblica locale deve svolgere. Non si tratta di un problema di costi, ma di efficienza, efficacia e numero di servizi. Bisogna essere capaci di andare oltre il campanilismo dal punto di vista amministrativo. Rimane il fatto che sono ampiamente fiducioso nel fatto che se Mendatica e Montegrosso andassero (o meglio tornassero) in un Comune unico, i simpatici sfottò che gli abitanti dei due paesi continuano a rivolgersi almeno dalla Guerra dei Trent’anni continueranno senza problemi, dimostrando così che la gestione amministrativa e il mantenimento delle tradizioni sono ambiti completamente diversi e distinti.

Mugugni di stagione

Con i malanni di stagione, tipo la febbre da fieno, escono pure di nuovo le polemiche anti-sagre. Alla già abbastanza ampia “bibliografia” sull’argomento uscita su questo blog, aggiungo qualche piccola considerazione.

La FIPE – ConfCommercio ha inviato una lettera a tutti i comuni, diffidandoli dal concedere in buona sostanza le autorizzazioni a svolgere sagre o altro, salvo poi rifugiarsi in corner: “hanno travisato le nostre parole” si dice citando un accordo tra UNPLI e FIPE.

Per evitare di ripetere cose già dette negli anni scorsi, vado più nel dettaglio.

1- il numero sia di sagre che di “coperti” serviti durante le stesse è in costante discesa da anni, calo più che proporzionale a quello subito dagli stessi esercenti, semplicemente perchè è molto difficile ammortizzare in poche sere l’anno gli investimenti necessari ad avere tutta l’attrezzatura a norma compresi tutti i controlli. Pertanto, il problema della concorrenza sleale è in decrescita;

2- viceversa, la qualità delle stesse e il legame col territorio di molte delle poche rimaste è in costante crescita e il rilancio di molti territori e di molti prodotti passa proprio attraverso le sagre. Un esempio stupido: sono ormai decine i ristoranti che servono rostelle come piatto base, non sarebbe accaduto se le stesse non fossero diventate di pubblica conoscenza mediante le feste organizzate dalla comunità abruzzese;

3- ormai la stragrande maggioranza degli spettacoli di musica dal vivo (sia rock pop, che liscio, che dj set) vengono offerti da queste feste, anche per obiettiva carenza degli imprenditori in grado di offrire altro di diverso dal ristoro “duro e puro” e obiettivamente quindi “tamponano” una carenza nell’offerta di spettacoli obiettivamente molto grave in una provincia come questa.

4- penso sia anche un po’ “pilatesco” mettere nel mucchio tutti e 67 i Comuni della Provincia, quando i problemi effettivi sono concentrati in poche, pochissime realtà, con cui magari non è così facile prendersela per i motivi più vari.

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