Cos’è che è uscito

Tutti a fare un gran parlare di Wikileaks. In effetti, han tirato fuori di tutto. E nonostante io non sia decisamente un estimatore dell’attuale premier, il fatto che anche gli americani si siano resi conto che è inaffidabile, inadeguato e che non regga più la bella vita che si ostina a fare è sinceramente un fatto secondario rispetto a quello che è uscito, sia riguardo alla politica estera italiana (considerata di fatto subordinata alle esigenze di Mosca e Tripoli, che non è siano proprio i migliori partner in fatto di credibilità internazionale), sia riguardo a tutta una serie di altre questioni decisamente scottanti a livello internazionale, riguardanti anche zone ad alta tensione.

Tanti giornali sono purtroppo rimasti sul folklore delle impressioni e dei pettegolezzi relativi ai vari big internazionali, ma questo è purtroppo quello che succede sempre, cioè che l’appariscente emerga più dell’importante.

Quello che ancora oggi non si può calcolare è l’effettivo impatto della rivelazione di tutti questi cablogrammi non tanto sull’opinione pubblica, quanto sui futuri avvenimenti di politica estera. Dato che siamo in una situazione di crisi e di instabilità, con un buon numero di stati (alleati e non) in mano a dei pazzi scatenati e suscettibili e stiamo assitendo ad un declino inarrestabile del vecchio Primo Mondo nei confronti di nuove potenze emergenti, faremmo più che bene ad essere preoccupati, piuttosto che incuriositi da quest’apertura di un gigantesco vaso di Pandora.

 

Contrasti

Un anno fa ero per motivi di lavoro in Israele. Nella foto qui sopra, un residuato bellico in cui è stato piantato, a simbolo di pace, un olivo. La rete che vedete lì a sinistra è il confine della Striscia di Gaza, un rettangolo di terra dove vivono confinati  milioni di palestinesi. Nel kibbutz alle spalle del fotografo (l’esimio ingegner Roberto Fiumara) si stavano ultimando i lavori per mettere un tetto blindato antirazzi sull’asilo.

Pacco doppio

Causa influenza, ho dovuto saltare sia l’assemblea dei circoli PD di Roma che Prossima Fermata Italia a Firenze.

Mi sembra che ci siano buoni spunti da entrambe le manifestazioni, comunque, e non è cerchiobottismo.

Cortine di fumo

L’attenzione e la serietà dei media italiani a riguardo della politica estera è tristemente nota: quando va bene, si parla dello stile della Premiere Dame, madame Bruni in Sarkozy, o delle varie storie di letto e di corna dei nobili ispano-anglo-monegaschi.

E’ pertanto stonata l’attenzione che viene posta alle elezioni di mid-term negli USA, dato che in buona sostanza delle elezioni interne americane ce ne siamo sempre fregati altamente. Per carità, il crollo dell’asinello c’è stato (anche se meno peggio del previsto), ma non posso fare a meno di pensare che i media italiani attuali ci sguazzino un filo a far notare le sconfitte in giro per il mondo del centrosinistra.

La vittoria schiacciante di Dilma Rousseff, “delfina” del progressista Lula, prima presidentessa donna, in Brasile è passata decisamente più inosservata, ad esempio. A latere, questa è una di quelle tante storie che dimostra come non è detto che si debbano tenere le stesse persone per continuare a vincere e che quindi non si deve aver paura di un limite nei mandati.

Imitazioni possibili

Questi sono i tetti di Tel Aviv, pieni di pannelli solari termici, che garantiscono, gratis, acqua  calda e riscaldamento.

Anche qui a Ponente potremmo migliorare aria e le nostre bollette imitandoli.

Ne abbiam pieni i bidoni

 

La Provincia di Imperia è seppellita dai rifiuti. La soluzione tampone, trovata dalla Regione, servirà a tirarci fuori dall’emergenza provvisoriamente. Al di là di tutto, il centrodestra l’ha fatta grossa: ha governato senza saper prendere decisioni.

Ora l’unica attenuante usata è la novità delle amministrazioni in carica, ma è in realtà una scusa banale: i giocatori sono sempre gli stessi, hanno cambiato forse ruolo, ma hanno sempre giocato di ruolo nella stessa squadra.

Che la piantino di raccontarci storie.

Notizie per fortuna positive dal resto del mondo:

Ci si può quindi rilassare un filo:

Non siamo mica gli americani…

cantava Vasco Rossi.

Io però credo che ogni tanto ci farebbe bene copiare qualcosa da loro. I Democratici stanno affrontando difficilissime elezioni di mid-term, con una parte di elettorato dem poco motivato ad andare a votare e dall’altra parte crescenti movimenti interni ai Repubblicani di stampo relisgioso-integralista, oscurantista e populista. Il messaggio quindi è semplice: tu puoi decidere di non andare a votare, sappi che loro ci andranno.

 

Grillo (non) dixit

Questo weekend si è tenuta una delle ultime feste di partito estive: sto parlando del molto commentato “Woodstock” grillino e dell’ultimo nato tra i numerosi partiti-persona italiani, qui raccontato bene da Civati.

So che questa cosa non piacerà a molte persone all’interno dei meetup,  un variopinto popolo di cui ho fatto parte in qualche modo e per un certo periodo, ma quest’evento ha lanciato la campagna adesioni che precede la  campagna elettorale 2011.

Il fatto che poi questo non venga detto, è naturale e comprensibile, ma è comunque un’omissione colpevole, in primo luogo verso i “meetuppers”, che in buona sostanza si sono fatti prendere in giro in buona fede dalle promesse non-politiche di Grillo.

Liste e MoVimento a 5 Stelle si preparano alla loro quarta campagna elettorale e fin dall’inizio si sono dotati di regole simili a quelle che hanno i partiti: divieto di candidatura se si è iscritti ad un altro partito o movimento politico, comitati regionali e nazionali che approvano liste ed alleanze e tentativi vari di congressi o primarie. Tutto legittimo, per carità! Solo, cambiare il nome alla scatola non ne cambia la forma:  MCS è un partito, e per ciò bisogna giudicarlo.

C’erano alternative? Certo! Sono molte e diverse le realtà attive che hanno un impatto enorme sulla vita politica, come ad esempio GreenPeace, Amnesty International, Emergency e mille altre, e fanno quello che più ritengono opportuno. Chi decide di mettersi in politica, va giudicato per quello che fa con la sua attività, secondo i canoni di queste attività.

Malessere e sfiducia verso la classe politica sono alla base delle adesioni ai meetups, e Dio solo sa quanto lo possa capire! D’altra parte però sono convinto che sia meglio dare forza alle migliori e più innovative proposte che sono presenti all’interno dei partiti (e ce ne sono tante) che autoghettizzarsi in una piccola e confrotevole oasi.

Credo che spararsi addosso a vicenda non sia produttivo: buona parte del mondo artistico e culturale negli USA 2000  (esempio) appoggiò Nader, il candidato dei Verdi, sicuro sconfitto e il risultato sono stati otto anni di Bush, che ha a sua volta causato disastri vari e guerre (Gore ha poi vinto il Nobel per la pace, tra l’altro). Sicuramente è stata responsabilità dei Democratici americani il non aver saputo attrarre consensi in quell’area, ma credo che qualcuno si sia decisamente morso le mani, dopo aver votato Nader ed aver capito chi era Bush. Cerchiamo di evitare remakes di questo in salsa italiana.

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