Corbyn, Macron e le tribute band

Uno dei più noiosi dibattiti in corso sul PD riguarda il modello di partito e di leader da seguire – ovvero il modello Corbyn o quello Macron. Entrambi leader che davano per spacciati, che hanno ottenuto, in parte per meriti loro, in parte per obiettivi colpi di fortuna, risultati altrimenti insperati.

Come saprete, mi diletto a suonare in giro (principalmente nei Mostly Harmless, se volete buttarci un occhio e un orecchio), principalmente cover -> ovvero canzoni di gente molto più famosa e brava di noi. Un particolare tipo di gruppo cover è la “tribute band”, ovvero un ensemble che fa brani di un solo gruppo/musicista, normalmente ricreando anche parte dello show e dei costumi del “tributato”. Sono gruppi che suscitano sentimenti contrastanti che passano dall’adorazione assoluta al completo disinteresse. In ogni caso, sono una categoria dell’entertainment e non possono e non devono diventare una categoria della politica: trasformare un partito o un leader in una tribute band è quanto di più sbagliato che ci possa essere, perchè le situazioni sono incredibilmente diverse da paese a paese.

Le due proposte principali di Corbyn, ad esempio, che lo hanno fatto diventare un idolo dei giovani britannici è la ri-statalizzazione delle ferrovie britanniche e l’abbassamento delle tasse universitarie, arrivate in media in UK a 9000 £ l’anno – nonostante le nostre grane, possiamo dire di non avere problemi simili in Italia. La Gran Bretagna è da 30 anni che punta molto su liberalizzazioni, privatizzazioni & co, comprensibile che una parte di popolazione voglia aggiustare un po’ il tiro. E poi certo, i Tories pure se sono più forti hanno una guerra interna da anni che in confronto il PD è il Partito dell’Ammmore.

Il “caso Macron” è speculare. La Francia è un grande Paese, con istituzioni solide e serie, ma ha una burocrazia e una rigidità sistemica molto alta, è quindi comprensibile che proposte liberalizzatrici – finchè sono sulla carta – possano attrarre consenso. Macron poi si è preso praticamente tutto per una combinazione di eventi favorevoli mai più riproducibile nemmeno in laboratorio (suicidio di PS e MR, sistema a doppio turno, avversario FN quindi invotabile per la maggior parte dei francesi, elezioni parlamentari in piena luna di miele presidenziale e paura verso una nuova “cohabitation”).

A me piacciono molto sia Corbyn acclamato come una rockstar al Festival di Glastonbury che Macron che difende l’Europa e il Trattato sul Clima. Il rischio che vedo nell’ispirarsi troppo a questi modelli è che magari si parta col voler fare un tributo e si finisca col fare un’involontaria caricatura. Che poi porterebbe pure probabilmente pochi risultati, perchè entrambe, prese pari pari, c’entrano ben poco col nostro Paese. Io mi concentrerei su quel che serve a quest’ultimo.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

One Response to Corbyn, Macron e le tribute band

  1. Roberto Barbaruolo says:

    Sono tempi in cui i leader e la loro capacità di comunicare contano tantissimo mentre i programmi non li legge nessuno.
    Anche a livello locale è stucchevole continuare a parlare di caduta di città rosse, i cittadini scelgono il candidato sindaco, e se non convince o ne scelgono un altro o stanno a casa.
    Peraltro se cade la “Stalingrado d’Italia” (Sesto S.Giovanni sic!) o Genova, La Spezia, Pistoia, si conquistano Padova , Lecce e Taranto che rosse non sono mai state.
    Io non ho nostalgia di un passato in cui le masse votavano per il simbolo e per candidati indicati nei famosi “santini” distribuiti ai militanti.
    Io sono abbastanza fiducioso del futuro del PD nonostante i fastidioso ronzio dei commenti critici esterni ma anche interni al partito.
    I mali d’Italia d’Italia sono stati affrontati meglio da Renzi in 1000 giorni che dalle coalizioni uliviste in 15000.
    Il combinato disposto di un colpo di fortuna (es.40% alle europee) , di un leader carismatico ed innovatore (Renzi) e di un attivismo maggiore sul territorio può fare la differenza.
    A proposito Alessandro, che ne è del circolo di Sanremo centro, mi pare che brilli per la sua assenza a fronte di una stagione politica intensa che scongiurando le elezioni anticipate, da un lato porta a raccogliere i frutti dell’attività svolta nei famosi 1000 giorni suddetti e dall’altro da tempo per organizzare una campagna elettorale che si preannuncia impegnativa .

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