Verso la fine del sindacanesimo?

Alcuni appunti per un congresso prossimo venturo. Nessun nome, giusto qualche riflessione. Partiamo con la (auspicabile?) fine del “sindacanesimo”, ovvero quel fenomeno che ha portato ad allargare mandato, credibilità e rappresentanza delle figure dei primi cittadini negli anni scorsi. Mi rendo conto che può suonare strano in un momento in cui pare si sfideranno al Congresso del PD gli ex Sindaci di Firenze e di Bari, ma tant’è.

Dall’elezione dirette del sindaco si è assistito a un’accelerata incredibile della distruzione dei “corpi intermedi” (partiti, sindacati, rappresentanza varia). A parziale sostituzione è emersa a un certo punto l’immagine salvifica del Sindaco, come persona scelta “dallaggente” e legata al territorio. In molti casi sono i Sindaci in persona a mettere una pezza agli enormi problemi di funzionamento delle istituzioni.

Ci sono però enormi “mah” che saltano fuori dopo aver visto all’opera il “sindacanesimo spinto”. Partiamo dall’ex Sindaco più rampante d’Italia, Matteo Renzi. Certo, è riuscito a brillare come Sindaco di Firenze, ma amministrava una delle principali mete turistiche del globo, un capoluogo di Regione florido e sano, inserito in un sistema politico-amministrativo funzionante. Non tutti i Sindaci arrivano da un simile retroterra (nel nostro Paese credo ci siano solo 6/7 realtà paragonabili) e dunque punti di vista, capacità, aspettative e visione non possono essere date per garantite di default.

Alla prova dei fatti e dei numeri, pensare che i Sindaci possano tout court sostituire i partiti come collettori di voti è drammaticamente fallita: in diverse occasioni è stata messa alla prova ed è stato dimostrato come possano essere utili, ma non sono in grado di essere loro stessi sostitutivi dei corpi intermedi. E non potrebbe essere altrimenti, in quanto il patto sociale che li elegge e gli da legittimità è basato su questioni molto locali e di comunità, che prescindono spesso visioni politiche.

Traendo inoltre legittimità e ruolo da una comunità ristretta, quando devono trattare un interesse generale che travalica le dimensioni del comune di origine sono in condizioni di perenne conflitto di interesse, come stanno dimostrando in tante occasioni le esperienze in corso in vari organi di secondo livello. E credo che sia un imbarazzo cui farebbero per lo più volentieri a meno.

Magari alla fine far fare a ognuno il proprio mestiere – il sindaco al sindaco, il partito al partito, l’elettore all’elettore – potrebbe essere anche la cosa più semplice.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

2 Responses to Verso la fine del sindacanesimo?

  1. Il “sindacanesimo” così come il sindacalismo,l’economismo,il “culturismo” e tutti gli ismi che si vogliono inventare per indicare la provenienza dei gruppi dirigenti di un partito non dovrebbe apparire una moda perchè oggi gli ex sindaci Renzi ed Emiliano casualmente si sfidano al Congresso. L’ascesa dalle amministrazioni locali alla direzione nazionale c’è sempre stata ed in qualche caso c’è stato anche il movimento inverso (vedi Fassino). Sono esperienze necessarie alle quali forse si è sottratto il solo D’Alema che come si è sempre detto ironicamente “si è iscritto giovanissimo alla Direzione del PCI”. Quanto al territorio collettore di voti può darsi ma non è di per sè un male se si è amministrato bene. Bersani del suo paese Bettola non è mai stato sindaco e lì il PD è sempre stato in minoranza però è stato Presidente dell’Emilia Romagna in una regione ricca e ben amministrata da sempre non capisco dove stia il problema.
    Si dice sempre che bisogna guardare di più ai territori e poi sarebbero i territori ad ostacolare i partiti, mah non capisco!

    • Il passaggio c’è sempre stato, ma negli ultimi anni i sindaci sono stati presi come sostituti delle forme organizzate e specie a sinistra, non è una roba degli ultimi mesi, ma anzi è un fenomeno che “tira” dal 6-7 anni almeno.

      Bentrovato Roberto!

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