Una giusta domanda

“Io comincerei a chiedermi perché la sinistra è elettoralmente al lumicino.” Questo scriveva Duccio Guidi ai margini di una discussione su facebook. Sottinteso: perde perchè sta dietro a questioni che riguardano poche persone (es. diritti civili) e non i veri problemi. Non credo sia questo il motivo: da sempre la politica e il dibattito pubblico hanno affrontato i temi etici e di attualità senza scossoni politici – l’elettore medio si appassiona e discute su alcuni temi controversi, ma poi difficilmente vota sulla base delle posizioni sui temi “difficili” – altrimenti, dopo i referendum su divorzio e aborto la DC sarebbe scomparsa con i Radicali primo partito o a contraris in tutto l’Est Europa, in cui non vi è o quasi dibattito sui diritti civili, ci sarebbe la socialdemocrazia al governo ovunque e così non è.

Con metodo scientifico (ullallà) affrontiamo un po’ il panorama generale della sinistra in Europa. Attualmente e al governo in diversi Stati anche importanti, ma nella maggior parte dei casi in coalizioni molto allargate e in alcuni Stati (Francia su tutti) c’è una crisi di consenso molto grave. C’è un fenomeno trasversale che colpisce tutta Europa, cioè quello del voto antisistema, che in realtà è presente nella scena politica europea da anni.
Non si tratta di un voto stabile, ma molto umorale. In Francia può portare indifferentemente i Verdi o il Front National a “vincere” le elezioni europee, può diventare in alcune regioni un movimento autonomista (Vlaams Blok, i vari partiti indipendentisti spagnoli, Lega Nord, etc) oppure turbonazionalista in altri (Alba Dorata, Front National, Veri Finlandesi, UKIP,PiS, etc.) , può essere variamente antisistema (Pirati, M5S, Podemos) o anche di estrema sinistra (Syriza). Apparentemente questi partiti nulla c’entrano tra loro, ma tutti sono cresciuti a spese dei partiti delle famiglie tradizionali (socialiste, liberali, democristiane). Quindi sostanzialmente parliamo di questo.

La crisi economica si è fatta sentire, ma l’austerity probabilmente ancora di più e sostanzialmente è aumentata la sfiducia – verso la classe politica in generale, verso l’Europa, verso la propria capitale. Fino a una decina d’anni fa probabilmente tutti gli Stati membri erano molto meno solidali, governati anche in maniera meno efficiente di ora e forse anche meno consci delle proprie responsabilità, ma c’era probabilmente una maggior comprensione umana tra popoli e governi. Oggi le incomprensioni tra Governi (nordeuropa contro sudeuropa, nuovi membri VS eurolandia, scandinavi e inglesi contro i continentali) sono anche schieramenti sentiti nella popolazione – basta chiedere in un bar qualsiasi se sta simpatica Angela Merkel, ognuno ha un’opinione, mentre ad esempio Schroeder era difficile che qualcuno sapesse chi fosse. La sinistra “istituzionale” si trova a provare a difendere oggi l’esistente in termini di welfare (che molto spesso riguarda solo parte della società) e di rapporti europei (e tanti si sono già dimenticati che in Europa prima di Bruxelles capitale c’erano dittature, guerre, invasioni). Non si tratta di una missione facile, anzi.
Dov’è che la sinistra funziona? Dove riesce a interpretare contemporaneamente leadership, concretezza e cambiamento – Renzi è maestro in questo. Indirettamente vince anche dove le sue conquiste non vengono messe in discussione – in Scandinavia nemmeno quando vince la destra più becera si riesce a toccare sul serio lo stato sociale.
Non penso quindi che la soluzione sia quella di rinnegare i propri valori, ma di fare politica bene, essendo se stessi e parlando di problemi reali. Quindi sia governo che progresso sociale.

Oggi però basta parlare di Europa, è il SuperTuesday e bisogna vedere che succede. Io nel mio piccolo, tifo Sanders, ma soprattutto gufo Trump!

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

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