7 ragionamenti da bar sul Senato futuro

Ieri ho letto riguardo le ragionevoli obiezioni del Presidente Grasso alla e ne ho condiviso lo spirito, per tutta una serie di ragioni.

Prima di tutto, essendo lui stesso Presidente del Senato, è ovvio che per ruolo debba difendere l’istituzione che presiede, altrimenti non farebbe il suo lavoro, e quindi alcune reazioni alle sue opinioni sono eccessive.

Secondariamente, secondo me è meglio essere più decisi, evitando quello che chiamo il paradosso del due giugno: abbiamo tutta una serie di reparti in costume, gruppi, fanfare, team acrobatici nei vari corpi militari e di pubblica sicurezza, che ovviamente costano. Se si decide di organizzare la parata del due giugno, non si può però decidere di non farli sfilare per risparmiare: o non si fa la sfilata, o si decide che quei reparti non servono e si chiudono. Se il Senato serve, si tiene – cambiandone i compiti, ammodernandolo, snellendolo, etc etc etc . Se non serve, si chiude.

Terzo, la figura che sta emergendo del Sindaco e dell’amministratore locale, che – salvo pochissime eccezioni – è sempre più amministratore e sempre meno politico,  lo rende sempre più incompatibile con una Camera di discussione ed elaborazione sui temi etici e i trattati internazionali.

Quarto, un elezione di secondo grado – politici che scelgono altri politici – non contribuirebbe di certo a riavvicinare i cittadini alle istituzioni.

Quinto, larga parte del territorio non sarebbe rappresentata. Si parla a) del Presidente di Regione, b) di due consiglieri regionali e c) tre sindaci. Posto che una volta al Senato ognuno si occuperebbe in via prioritaria – e giustamente – dei cittadini che lo hanno eletto, ci troveremmo solo il Presidente di Regione rappresentativo di tutta la Regione, mentre i Consiglieri Regionali al massimo rappresenterebbero solo due territori provinciali. I tre sindaci poi lascerebbero completamente senza rappresentanza la gran parte del territorio, visto che ogni regione ha centinaia o migliaia di Comuni.

Sesto, la proliferazione di incarichi multipli rischia di creare pasticci: molto probabilmente, i Sindaci destinati al Senato, sarebbero pure quelli nel nuovo Consiglio Provinciale – magari pure con incarichi di responsabilità – e avrebbero da partecipare ovviamente all’attività sul territorio, agli ATO, alle assemblee delle partecipate, ai distretti sanitari, etc. Questo – dati gli evidenti limiti umani – si può tradurre o in strapotere di pochi, o in una gestione effettiva molto dipendente dall’efficienza della pubblica amministrazione e dalle buone idee dei suoi dirigenti. Non mi sembra il caso di aggiungere altro.

Settimo: il mio segretario e Presidente del Consiglio si è fatto apprezzare dicendo sempre quello che pensava anche quando era in minoranza, penso lui capirà che questo non può essere considerata sua esclusiva potestà.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

3 Responses to 7 ragionamenti da bar sul Senato futuro

  1. amelia narciso scrive:

    condivido le tue riflessioni a cui se ne possono aggiungere molte altre ancora….. Non mi piacciono gli ultimatum, neppure quando a farli fosse un bamboccetto dell’asilo, figuriamoci se poi chi li fa è un presidente del consiglio …

  2. Pingback: Ragionando sull’abolizione del Senato | Democratico ma non troppo

  3. Enrico Coltri scrive:

    http://enricoltri.wordpress.com/2014/03/31/ragionando-sullabolizione-del-senato/

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