Cinque giorni intensi

Settimana scorsa in Provincia si votava il Bilancio, che normalmente è “L’Appuntamento” più importante per testare la solidità di una maggioranza. Appuntamento iniziale per un Consiglio da tenersi nella serata di giovedì.

Lunedì ci vediamo in commissione e manca il numero legale – che dovrebbe essere garantito dalla maggioranza. Inutile dire che l’opposizione era quasi al completo. Ci si accorda per un rinvio della commissione al mercoledì pomeriggio.

Mercoledì mattina viene spostata la commissione al giovedì mattina, ma la convocazione è irregolare in quanto fatta meno di 24 ore prima dell’assemblea. A questo punto nel Palazzo del Governo c’è il panico: funzionari e dipendenti molto tesi, dato che probabilmente qualcuno ha scaricato su di loro (ingiustamente) la responsabilità di tutto. Salta il Consiglio e la commissione viene spostata al giorno successivo e il Consiglio pure.

Nel frattempo scatta il panico: ci sono assessori provinciali che ci dicono che Sappa avrebbe già protocollato le dimissioni, altri personaggi che ci propongono larghe intese, gente che minaccia di bruciare la tessera del proprio partito e Sindaci capitati lì per caso che ci suggeriscono di far chiudere al più presto la Provincia.

Il giorno dopo si scopre che nasce un nuovo gruppo in Consiglio, Uniti, contenente 5 parti di PDL, 2 di gruppo misto e una di UDC. Come cocktail non c’è male e ho personalmente molto apprezzato l’autoironia espressa dal nome. Il nuovo gruppo è dunque il più grosso in Consiglio, mentre il gruppo PdL passa da 11 a cinque consiglieri.

A quel punto lì, una messa cantata: la maggioranza ha ripreso i toni arroganti di sempre. In particolare la Regione Liguria sarebbe responsabile in contemporanea di dare troppi fondi da gestire alle Province e quindi di penalizzarle in termini di tagli lineari da Roma e di darne troppo pochi. Ovvia approvazione del bilancio, il PdL ha perso 2/3 dei consiglieri ma va tutto bene, e quei cattivoni della sinistra sono cattivi e di sinistra.

A me sembra ci sia un enorme problema: pare assodato che nella migliore delle ipotesi ci sarà ancora un anno e mezzo di tempo, poi ci si avvierà al commissariamento, scioglimento o quel che sarà. Nel frattempo, forse si può fare qualcosa di utile, ma bisogna prendere atto dell’obiettivo fallimento politico di un’era. Altrimenti lascerei il ruolo dell’ultimo giapponese ad altri.

Post Scriptum: ho idea certa che pensare di dividere i politici di centrodestra imperiesi in scajolani e minassiani sia uno schema troppo troppo troppo semplice, la situazione è molto più complessa.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

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