Un modello del menga

Un fatto di cronaca ha fatto riaprire il dibattito bene o male su quali sono state le politiche giovanili a Sanremo e in particolare è molto significativa questa lettera di una studentessa. Un buon lavoro era stato fatto negli anni dell’amministrazione Borea, riuscendo a recuperare alcuni decenni di ritardo. Si era istituito un tavolo giovani che aveva cominciato a mettere alcune, si era cominciato a mettere in rete le varie realtà associative, si erano date sistemazioni decorose ai due centri di aggregazione giovanile ed erano partiti alcuni progetti sportivi molto significativi, con la risistemazione di vari campetti periferici, la nuova pista d’atletica e il progetto della Palestra Multifunzione del Solaro

Con l’amministrazione Zoccarato c’è stata una retrocessione su tutti i fronti:

  • le associazioni sportive e giovanili sono sempre più in lotta tra loro e spesso il motivo fondante di parecchie di queste è più il “marketing personale socialpolitico” che il volontariato e la cittadinanza attiva;
  • la pista d’atletica è pronta sostanzialmente da anni e ancora non è affidata a nessuna società sportiva;
  • il Tavolo Giovani è stato chiuso e mai più riaperto, nonostante la promessa di Zoccarato e Berrino di febbraio 2011 di riaprirlo a breve
  • l’ambizioso ma avviato e funzionale progetto del Solaro è stato fatto arenare
  • soprattutto è stata portata avanti in città una visione aberrante della socialità. La “vision” della socialità dell’allora neosindaco di Sanremo è stata semplice ed esplicita: gli spazi pubblici non esistono, perchè bisogna sedersi al bar e consumare – e da lì c’è stata pure l’evoluzione successiva, perchè alcuni locali vanno più bene che altri ovviamente – e questo va ottenuto sia con ordinanze che con l’imposizione “socio morale”. Questo ha nei fatti decretato la morte delle principali attività sociali che hanno cresciuto assieme un cinquantennio di adolescenti matuziani – ovvero il “puntello al pino” (che si traduceva in estenuanti attese sotto l’araucaria gigante di Piazza Colombo) e il “giro in vasca” (ovvero le tre – quattro ore di avanti-e-indrè in Via Matteotti) e soprattutto la fine di qualsiasi punto aggregativo che fosse riconosciuto come comune e aperto a tutti. 

Questo ultimo quinquennio ha massacrato la vita sociale dei giovani sanremesi, perchè a tutti è stato proposto un modello che non poteva reggere, quello che veniva propagandato da trasmissioni come “Lucignolo Bella Vita” e da maitre a penser come Briatore o Lele Mora. Un modello che qualcuno evidentemente ha bene in testa e che ha cercato di imporre a tutti. E chi conosce un po’ tutta la Provincia, si rende conto benissimo che questa mentalità ha attecchito solo a Sanremo: appena oltre l’Armea, sono quasi sconosciute queste problematiche.

Penso che questo modo di pensare abbia già fatto troppi danni.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

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