Le parole e la marginalità

Nei giorni scorsi ha suscitato un po’ di clamore una micropolemica – che qui riporto giusto perchè è il mio blog e quindi ci possono stare anche futilia et inutilia.

La candidata di SEL Tarijn Giribaldi critica la scelta di usare come slogan da parte del candidato Sindaco Capacci la frase “se non ora quando”, che sarebbe troppo legata al movimento femminile.

Io ho risposto testuali parole “Punto primo: se fosse, sarebbe una bella cosa se un’elezione amministrativa fosse anche l’occasione per ribadire alcuni concetti. Punto secondo, trattasi di frase di uso abbastanza comune, oltre che di un titolo di un romanzo di Primo Levi. Terzo, “Imperia Bene Comune” mi ricorda un po’ tanto “Italia Bene Comune”, ovvero SEL, PD, Centro Democratico, Partito Socialista e Comitati Renzi. In Imperia Bene Comune c’è solo un ensemble su questi cinque, gli altri quattro sono da un’altra parte – tutti insieme peraltro. Così, per dire. Se poi si passasse alla discussione di problemi veri e concreti – anche da parte mia – non sarebbe male.”

Ex post, aggiungerei due precisazioni: prima di tutto, che non si tratta dell’unico slogan, ma di uno dei messaggi che si è deciso di scegliere; secondariamente, quando citavo il fatto che la frase incriminata fosse anche il titolo di un romanzo intendevo dire che da lì è diventata citazione di uso comune, esattamente come per “il male oscuro”, “per chi suona la campana” e va dove ti porta il cuore”. Ovviamente è pesato nel penoso dibattito socialmedialgiornisticodiquartiere il fatto che io sia un marxista per Capacci (si scherza, compagno Bruno!).

La mia reazione è stata definita come “spropositata” da alcuni compagni di SEL. Quelli che sono rimasti “sconcertati” da un jpeg (su sette peraltro e destinati solo a facebook). “Dolente” per l’inutile clamore suscitato, “ribadisco” la necessità di quanto da loro affermato, ovvero di dare il giusto peso alle parole.

Il discorso che ci sta dietro è in realtà una delle concause della marginalizzazione di un certo modo di intendere la sinistra, ovvero l’autoattribuzione in via esclusiva di alcune battaglie: deve essere la sinistra e solo lei a lottare per i diritti femminili, per la difesa della Costituzione e della Resistenza, contro il nucleare, per il matrimonio per tutti, etc etc etc.

Bene, cara sinistra “siamosolonoi”: l’unica battaglia vinta – e da molti parecchio sbandierata come vittoria – è stata quella dei referendum, ma a vincerla è stata una straordinaria partecipazione che non era solo di sinistra, basta pensare ai molti sindaci dell’entroterra imperiese in prima fila per l’acqua pubblica. Mi dispiace se do delusioni, ma non erano propriamente tutti grandi e storici compagni prima e non lo sono diventati adesso.

Dico quindi che in presenza di una situazione assolutamente minoritaria di alcuni movimenti e partiti su battaglie che possono essere allargate anche all’infuori di un ristretto alveo “storico”, bisogna essere capaci o di diventare maggioranza assoluta da soli (e non mi pare si sia su questa strada), oppure essere capaci di guardare oltre i propri steccati. A meno che l’interesse vero non sia poi quello di non vincerle quelle battaglie. E qualche dubbio viene.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

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