Complotti a km zero

Sono un grande appassionato di aeronautica. Alcuni anni orsono mi imbattei nelle ormai famose teorie complottiste sulle scie chimiche – in sintesi, gli aerei non lascerebbero in cielo scie di vapore e condensa, ma gas per il controllo delle menti, microrobot, bario e altre sostanze non meglio identificate. C’è un ampia letteratura sulla rete e non entro nel merito della questione, se non per specificare che è ovviamente una boiata.

L’aspetto più interessante della questione è però la difficoltà a parlare con chi si è convinto della bontà della teoria. Il complotto è mondiale, quindi ci sono grandi interessi a che non salti fuori. Ovviamente i media sono controllati, e per questo nessuno parla del problema. Ovviamente i poteri forti hanno agenti che controllano anche internet. Ovviamente quindi non ci si può fidare di nessuno, se non di chi propone la teoria stessa.

Il meccanismo è ovviamente in tutto il complottismo e sta entrando pian piano anche in politica: dal confronto diretto di idee diverse si passa quindi alla graduale delegittimazione di tutti e l’accentramento su di sè delle funzioni che una volta erano separate della stampa e della politica.

In questo senso, internet non sempre si dimostra migliore della TV. Il vecchio “l’ha detto la televisione” è diventato “l’ho letto su internet”. I social network poi sono dei fenomenali diffusori acritici: se un mio amico pubblica qualcosa, tendo a prenderla per buona e la diffondo ovviamente a mia volta.

Esemplare in questo senso la vicenda (tragica) della piccola Sofia: Le Iene fanno un servizio strappalacrime su una bambina malata molto gravemente cui il Ministero della Sanità non consentiva di curarsi col metodo che i genitori volevano. Non entro nel merito della vicenda come invece fa MedBunker, ma nessuno si è posto la domanda se il Ministero avesse magari qualche legittimo e motivato dubbio su quella specifica cura, ma è bastato che ne avessero parlato le Iene per attestarne la verità.

La vera difficoltà della situazione politica sta quindi anche nella difficoltà di avere fonti autorevoli, obiettive e serie riconosciute universalmente come tali. L’autoproduzione di contenuti non verificabili diventa quindi una risorsa per chi riesce a crearsi un circuito chiuso, in cui non mettersi in sostanza in discussione. E sulla base di queste informazioni distorte e a km zero si forma la pubblica opinione.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

One Response to Complotti a km zero

  1. Enrico Coltri says:

    L’ha ribloggato su Democratico ma non troppoe ha commentato:
    Rispetto a qualche anno è del tutto sparita la consapevolezza di essere ignoranti. La realtà è che il livello culturale medio si è abbassato, ma le persone credono al contrario di saperla molto più lunga.

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