La parte che manca

Credo che la maggioranza degli elettori del PD voglia un cambiamento, solo una parte di questi è stata convinta dalla proposta di Renzi – che pure ha avuto un successo enorme. Ne è mancata una parte per vincere al Sindaco fiorentino, tra cui ci sono anche io, e voglio tentate di spiegare il perchè.

Faccio quindi una check list di alcuni aspetti necessari per renderla più credibile e vincente, per un futuro non troppo lontano.

  1. Non prendersela troppo con l’apparato tutto incluso, che sono anche decine di migliaia di volontari che perdono tempo a tenere aperta la baracca a prescindere da chi c’è sopra;
  2. Non usare più terminologia da “noi e loro”, perchè fidelizzante per i convinti, ma allontana tutti gli altri (esempio concreto: il qui presente che NON appartiene alla gloriosa tradizione);
  3. Saper fare squadra. Il leader ci deve essere, ma essersi persi per strada una miriade di giovani competenti, conosciuti e credibili (dai piombini a quelli di Prossima Italia, per capirci) è stato un errore capitale;
  4. Ci vuole gioco corretto – nella sostanza, non nella forma. Quindi: esserci nelle occasioni dove si decide (che siano congressi di partito, direzioni nazionali o comitati provinciali e nel caso andare in minoranza), non usare trucchetti quali domenicavoto.it (che non avrebbe comunque cambiato una mazza e ha esacerbato gli animi di tutti).

Ci possono essere ovviamente molti altri aspetti che non ho (ancora) considerato, ma questi sono quelli che razionalmente mi hanno dato più da pensare. Ne scoprirò forse altri col tempo.

E’ per questo che nella sua globalità ho preferito al secondo turno la proposta di Pierluigi Bersani.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

3 Responses to La parte che manca

  1. Luca Moreno says:

    Caro Alessandro vorrei commentare questa tua intelligente e corretta missiva… E’ assolutamente vero che si sono compiuti degli errori. Io stesso, non ti nascondo, negli ultimi tre giorni provavo un certo imbarazzo per il casino piantato sulle regole che, sia chiaro, erano demenziali (una mia amica con tanto di risonanza magnetica e ricovero in ospedale, non è stata fatta votare). Tuttavia non si doveva fare quel casino che, secondo me, ha fatto perdere a Renzi la possibilità di raggiungere il 40% dei consensi. Sull’apparato e i volontari ci andrei più cauto. Adesso siamo tutti amici e festosi perchè comunque le primarie ci hanno messo al centro del dibattito politico; ma un problema di apparato c’è ed è grosso come una casa; può darsi che Renzi sia stato carente nel distinguere, ma sono certo che non ti sfuggirà il fatto che Renzi è il primo che osa sfidare l’apparato suddetto dall’interno del partito e che, anche sulla base di questa sfida, si porta a casa quasi il 40% del partito. Non mi pare poco. Non condivido invece il noi e il loro perchè sarà come tu dici poco utile elettoralmente però ha il vantaggio di essere chiaro. Bersani e Renzi proponevano due idee diverse della sinsitra; perchè nasconderlo? Non c’è nulla di male in ciò. Il problema è che forse il PD (e la base del PD) ancora stenta a sganciarsi da un’idea unanimistica del partito (che, nei fatti, non esiste più da molto tempo). Sulla squadra…mi pare che ci sia stata; si è percepita la capacità di creare un esercitino, diciamo, che ha svolto opportunamente il proprio lavoro; la verità è che i renziani non vivono il concetto di leader con senso di colpa, solo perchè Berlusconi in questi anni quel concetto ha traviato: Obama, Zapatero, Blair, Clinton hanno dato vita a movimenti in cui il leader aveva un ruolo assolutamente centrale; e credo che nessuno si sogni di dire che fossero persone “di destra” o altre cose del genere. In conclusione: la scelta fatta è senz’altro la più saggia; quella di Renzi sarebbe stata la più coraggiosa. Ho ritenuto che fosse il momento (e non me ne pento affatto) di tentare qualcosa di nuovo perchè questo ci avrebbe posto all’assoluta avanguardia nel confronto con qualsiasi delle forze che scenderanno in campo contro di noi per le elezioni, consentendo addirittura di sperare in un PD quasi autosufficiente (il che, non facciamo gli ipocriti, non sarebbe stato niente male:-); mi pare invece che con questa scelta si profili all’orizzontieun “Prodi ter” per quanto riaggiornato, riammodernato e per quanto guidato da una bella e brava persona come Bersani.
    Ciao!
    Luca

    • Specifico il punto tre (con il quale probabilmente non si sarebbero verificati gli altri tre). La prima Leopolda era stata organizzata “politicamente” dal gruppo Civati con l’ospitalità molto attiva di Matteo Renzi. Era l’occasione per “quagliare” attorno a sè un gruppo molto più vasto di gente “nuova”. Per motivi vari, sono nati mille gruppi di giovani e bravi dirigenti e politici PD, a cui però non si è mai appoggiato per motivi che ignoro.
      Allargando la partecipazione per tempo (quindi per lo meno l’anno scorso) si sarebbero probabilmente evitati errori politici grossi e si sarebbe riusciti a faje sentì presenza anche negli organismi dirigenti. Mancando a ridosso delle elezioni una “schiena”, ci si è dovuti appoggiare a tutta una serie di amministratori di lungo corso (Delrio, Reggi, etc) che in fondo in fondo stonavano parecchio con l’idea base.

      (Brutto fare discussioni tecniche ancora carichi di emozioni, lo so – ringrazio ‘ste primarie proprio per questo, per le emozioni! In ogni caso, farò tutto il possibile perchè chi ha riscoperto la politica ora si senta a casa nel PD)

  2. amelia narciso says:

    non posso che condividere ciò che hai scritto, penso sia la sintesi del pensiero di tantissime persone, come del resto hanno mostrato i risultati del voto! Bravo aless. un abbraccio

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