Dall’accorpamento al riordino

Importanti novità dal Senato sul “caso Province”: pare che i criteri saranno un po’ più flessibili e mediati.

Passa il vaglio del parlamento una delle misure della spending review che nell’immaginario collettivo rappresenta piu’ di altri i tagli alle spese inutili: si tratta del riordino delle province, approvato oggi dalla commissione Bilancio del Senato, dopo un lunghissimo braccio di ferro tra il governo e i senatori. Entro dicembre si arrivera’ a un dimezzamento di questi Enti, dopo una consultazione delle Regioni e degli amministratori locali ai quali il ministro Filippo Patroni Griffi chiede di “guardare avanti”. 

In serata la commissione dovrebbe concludere l’esame del decreto affrontando l’altro grande tema di scontro, vale a dire i tagli alla sanita’ e alla spesa farmaceutica. Dopo giorni di stallo, in cui il ministro della Funzione pubblica ha fronteggiato le richieste di allargare le maglie. Tra di esse un emendamento bipartisan teso a salvare le province delle Regioni che ne hanno oggi solo due (Umbria, Basilicata e Molise). Visti i campanilismi, il governo e i due relatori, Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd), sono giunti a una mediazione. Sono state eliminate le parole “soppressione e accorpamento” delle province, ed e’ stato introdotto il concetto di “riordino di tutte le province delle Regioni a Statuto ordinario”. Quindi tutte saranno, per cosi’ dire, azzerate, non ce ne saranno alcune che “annettono le altre”, come ha sottolineato Patroni Griffi. 

Il meccanismo prevede che ora le Regioni, con i rispettivi Consigli delle autonomie, avanzino una “ipotesi” di riordino in modo che entro dicembre si arrivi al riordino definitivo, che portera’ ad un dimezzamento di questi Enti Locali. Patroni Griffi ha lanciato un appello agli amministratori locali a superare “particolarismi e titubanze” e a guardare avanti. (da RaiNews)

Nel frattempo, in altri luoghi in cui tra l’altro le Provincie funzionano bene, si ragiona pubblicamente con un dibattito ampio. In Emilia Romagna ad esempio ci sono i casi opposti del consiglio provinciale reggiano che vota per la creazione della provincia “Emilia” – comprendente le attuali Parma, Piacenza, Reggio e Modena – e la contemporanea battaglia di Rimini, contraria all’accorpamento con Forlì-Cesena e Ravenna (anche se il PD romagnolo spinge invece per una grande provincia romagnola con la fusione delle tre).

Sarebbe ottimale se, visto che comunque c’è ancora un po’ di tempo – poche settimane – ci potesse essere un confronto maggiore.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

4 Responses to Dall’accorpamento al riordino

  1. Fabrizio scrive:

    Il governo Monti è tetragono ad adeguarsi alla suprema Legge Costituzionale dello Stato repubblicano e democratico, tanto che ha solo parzialmente modificato il tenore dell’art. 17, dando più competenze ai Consigli delle Autonomie locali ed alle Regioni, per il riordino del province, sperando di aggirare l’ostacolo d’incostituzionalità di fondo del provvedimento, cercando di farlo apparire come un’iniziataiva dal basso, quasi opera dei comuni, rispettoso perciò delle regole, tanto che quest’ultimi potranno anche cambiare provincia sulla base della contiguità territoriale.
    Ritengo che l’art. 17 del decreto di revisione della spesa non scamperà assolutamente alla legittima “revisione” che ne farà la Corte Costituzionale, anche sulla scia ben evidente delle due precedenti pronunce del giugno 2012.
    Il governo ha creato addirittura un altro mostro, “il capoluogo”, identificandolo al comma 6 dell’art. 17, nel comune ex capoluogo con maggior popolazione residente, sostituendosi perciò anche in questo caso alla libera scelta della maggioranza dei comuni aderenti, con un’iniziativa illegittima, presa dall’alto e non dal basso, come al solito, che avrà ripercusssioni negative, devastanti.
    Laddove come nel caso delle Marche, si fonderanno in una nuova super-provincia quelle “riordinate” di Ascoli, Fermo e Macerata, con capoluogo Ascoli, per qualche migliaio di abitanti in più degli altri due, sito ai confini estremi meridionali della regione, contiguo all’Abruzzo, per cui I Fermani dovranno percorrere mediamente 80 Km ed i Maceratesi almeno 150, per raggiungerlo, quando all’evidenza la geografia pone al centro del nuovo ampio territorio, la città di Fermo, perfettamente baricentrica all’interno della nuova realtà istituzionale.
    Ed a pensare, che anche per la marcata eccentricità e distanza proprio da Ascoli, è stata creata saggiamente nel 2004, dal Legislatore del tempo, la provincia di Fermo, con tanto d’iter giuridico, ai sensi dell’art. 133 della Costituzione, nel rispetto delle norme.
    Alla faccia del risparmio, solo che al Governo non interessa, perché pagheranno i cittadini lo sconvolgimento amministrativo che ha in mente.
    Non sono contrario per principio ad un’aggregazione razionale degli Enti provincia, ma senza precostituire con Decreto, e dal Centro, il relativo capoluogo, solo sulla base del dato della popolazione residente nel comune ex capoluogo più popoloso, con creazione di Enti più sbilanciati e squilibrati dei precedenti.
    La sede del capoluogo delle nuove province ingrandite dovrà essere il risultato della libera scelta della maggioranza dei comuni aderenti al vasto organismo, costituenti a loro volta la maggioranza della propolazione residente nella nuova Isituzione, che indicherà con l’avallo del Consiglio delle Autonomie locali e della Regione di appartenenza, la sede naturale più ovvia, geograficamente centrale e baricentrica per il nuovo ampio territorio riorganizzato.
    Quello così definito, democraticamente, sarà il capoluogo del nuovo Ente provinciale.
    Nel caso di specie della mega-provincia di Ascoli-Fermo-Macerata, con ogni probabilità e verosimiglianza sarà Fermo, e non Ascoli, né Macerata, proprio per la sua posizione perfettamente centrale e baricentrica per tutti i cittadini del nuovo organismo.

    • D’accordo con le tue osservazioni. Credo che anche a questo serviranno i pareri degli Enti locali ora inseriti nel decreto.

  2. Mario scrive:

    @Fabrizio: Sentire parlare di Fermo come capoluogo di una provincia aggregata Macerata-Fermo-Ascoli lo trovo superficiale e da partigiani di paesello. Parli di distanze tra Macerata e Fermo con Ascoli e di tutti i Km che i cittadini dovranno fare dando per scontato che non verranno mantenuti degli uffici periferici di supporto nelle città dove sono ora presenti le prefetture o le province. Mi fa sorridere quando parli dell’istituzione della provincia di Fermo che “anche per la marcata eccentricità e distanza proprio da Ascoli, è stata creata saggiamente nel 2004″: è stata solo una scelta politica dettata dalla fame di poltrone e voti, da un punto di vista economico una decisione assurda viste le dimensioni del territorio e le strutture che già erano presenti ad Ascoli e bastavano ed avanzavano a servire entrambi i territori. Uno spreco di soldi che si andrebbe ad aggravare scegliendo Fermo come capoluogo non avendo le strutture per ospitare tutti gli enti importanti che dovranno esservi trasferiti: in quale palazzo trasferire la prefettura? E gli uffici provinciali? Gli altri enti? Le strutture che ci sono ora bastano ad ospitare il personale, gli archivi trentennali, bastano a ricevere tutte quelle moltitudini di persone che secondo te da Macerata ed Ascoli verrebbero a Fermo per disbrigare pratiche? O magari quello è il meno e si costruisce tutto da capo cosi diamo lavoro a qualche palazzinaro tanto sono pochi milioni di euro (e magari vanno a qualche azienda di Fermo che non guasta tanto pagano anche quelli di Macerata ed Ascoli)? Allora via, ricostruiamo gli uffici provinciali del servizio viabilità, ambiente, caccia e pesca, del lavoro e formazione, genio civile, attività produttive, del presidente della provincia e chissà quanti altri ne ho dimenticati, tanto per una Fermo baricentrica si giustifica questo ed altro, poco importa se le strutture ricettive fanno ridere, se i parcheggi sono esigui e se alcune strutture sono direttamente nel centro storico della città e quindi ostiche da raggiungere tra viuzze strette e saliscendi. Già che ci siamo miglioriamo anche la viabilità da Fermo a Porto San Giorgio dato che quei pochi km di stradina ad una corsia non sono degni di un capoluogo di provincia poi altrimenti le centinaia di migliaia al giorno che arriveranno da Ascoli e Macerata potrebbero subire noie e disagi.
    p.s. a me va bene tutto sia chiaro: se volete Fermo capoluogo lo fate con i vostri soldi, vi aumentate l’addizionale IPERF al 50% per una decina di anni per ripagare le spese e contenti voi contenti tutti, basta non chiediate soldi a Macerata o Ascoli.

  3. E’ un piacere trovare commenti marchigiani su questo blog very local. Per evitare fraintendimenti, non conoscendo la situazione “adriatica”, penso che siano osservazioni condivisibili quelle che richiamano ad un maggiore coinvolgimento del territorio nelle scelte organizzative. Il rischio “campanile” è però sempre molto alto.

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