Far tornare la voglia

Si fa un gran parlare dell’emendamento UdC alla legge sul finanziamento dei partiti. Argomento ostico e su cui nessuno ha voglia di esporsi. Dato che mi sembra che la stampa italiana in generale faccia molto poco i conti con la realtà, proverò a farli io e mi assumerò anche l’ingrato compito di dire cosa ho capito.

Prima di tutto, tanti hanno titolato “norma anti-Grillo” citando il fatto che il M5S non ha uno Statuto, o meglio, ha un (testuale) Non-Statuto. Non entro nel merito della scelta, ma vorrei fare un altro tipo di ragionamento, basato più sulla sostanza che sulla carta.

Parto da una premessa: indipendentemente da come si decida di autodefinirsi, un insieme di persone che partecipa con continuità in maniera organizzata a diverse tornate elettorali è un partito.

All’interno del maledetto emendamento di cui sopra ci si è concentrati tutti sull’esistenza di uno statuto e non su ciò che in molti partiti questo strumento rappresenta (o dovrebbe rappresentare), ovvero un modo per fissare le regole con cui si disciplina la vita interna.

L’esistenza di regole di per sè non garantisce un’altra cosa, ovvero la democrazia interna: per finire all’interno del registro delle associazioni di promozione sociale ad esempio (quelle del 5 * 1.000 per capirsi) è obbligatorio che siano previste in Statuto ” le norme sull’ordinamento interno ispirato a princìpi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell’elettività delle cariche associative” (l 383/2000 art 3).

A questo punto, visto che si richiede alla Pro Loco o alla Croce Rossa del piccolo paese che non lascino tra i soci di diritto il parroco, il sindaco o il medico del villaggio, è quanto meno normale che si richieda lo stesso ai partiti se vogliono anche loro ottenere rimborsi o finanziamenti. Anche perchè esiste l’art. 49 della Costituzione, che prevede che i partiti siano organizzati con metodi interni democratici.

Non tutti lo sono e vi sono esempi lampanti: il simbolo del M5S è proprietà privata di Giuseppe Grillo (così come quello del PdL è proprietà di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini), mentre per la cronaca il simbolo del PD è proprietà del Partito Democratico. Di più, sempre all’interno del Non-Statuto si prevede che elementi cruciali come ammissione e liste delle candidature passino attraverso la redazione del blog beppegrillo.it. Questo di conseguenza crea episodi difficili da comprendere (come il caso dell‘epurazione del ferrarese Tavolazzi).

Ma non è solo il M5S che ha degli evidenti problemi di democraticità delle cariche, ma sono invece molti partiti (che non elenco perchè hanno di recente già patito parecchio) che prevedono spesso all’interno dei loro Statuti clausole diciamo molto tutelanti nei confronti dei leader, al punto da garantirne l’inamovibilità. Credo quindi che in realtà l’emendamento di per sè sia stato positivo per il sistema politico.

In buona sostanza, non c’entra nè la mancanza di Statuto, nè il M5S, ma piuttosto mettere regole più serie e far migliorare la politica. Magari per far tornare anche la voglia di farla.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

One Response to Far tornare la voglia

  1. Pingback: Franchising politico | il blog di Giorgio Montanari - Consigliere Comunale a Imperia

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