Una storia di ordinaria prepotenza a Sanremo

Riporto una nota dell’amico Piero Graglia, docente universitario.

 

 

Giovedì 18 agosto, ore 23,25. All’inizio di Corso Matteotti, principale arteria Sanremese che dal Casinò arriva a Piazza Colombo, un uomo oltre la sessantina, vistoso riporto «sale e pepe», camicia nera e pantaloni bianchi, parcheggia la sua Ferrari rossa in parte sulle strisce, in parte nel posto riservato alla Polizia municipale, proprio all’inizio della rampa in salita che conduce al Casinò. Lo fa tranquillamente, incurante del fatto che c’è una punto della Polizia municipale (sigla di servizio A7), vuota, parcheggiata a pochi metri – e non nello spazio a lei riservato (foto 1). Foto 1. L’inizio della scena. La Ferrari arriva e parcheggia ‘comodamente’. In primo piano, steso tra la balaustra e il vaso, un clochard dorme…

 

Evidentemente i suoi occupanti sono impegnati nel giro di pattuglia e sono lontani.

A quell’ora il passeggio è molto animato; parecchi turisti, in una scena invero abbastanza penosa vista dal balcone in cui mi trovo, non perdono l’occasione per scattare foto accanto al bolide, che peraltro non è neppure uno dei più belli prodotti dalla casa di Maranello (si tratta di una F149, roba da 180.000 €). Foto su foto, con bambini, ragazze e uomini maturi che fanno la coda per potersi scattare una foto accanto alla «rossa». Tutti, senza esclusioni, sembrano non notare l’assurdo della situazione e soprattutto non fanno nessun caso al parcheggio palesemente irregolare (foto 2 e 3).

Foto 2. «Cheese!» si scatena la foto-mania (per una macchina? ma via…)

Foto 3.

 

Verso la mezzanotte e cinque tornano dal loro giro di pattuglia i due vigili responsabili dell’auto con sigla A7. Aprono il portellone posteriore, mettono a posto alcuni fogli che recavano con sé, osservano distrattamente la ressa delle persone che continuano a farsi le foto con la Ferrari (foto 4).

Foto 4. Arriva la polizia. Adesso la multa gliela fanno! O no?

 

Sto per vestirmi, lasciare il balcone dell’Hotel Nazionale dal quale ho osservato tutto l’andirivieni e scendere per chiedere cosa abbiano intenzione di fare i due agenti, quando qualcuno mi precede. Un signore, in maglia a scacchi e pantaloncini bianchi, chiama ad alta voce gli agenti e gli dice:

– Ma non gli fate la multa a uno che parcheggia così? A noi fate le multe per qualsiasi cosa, e a questo?

I due agenti non lo degnano neppure di uno sguardo. Uno dei due, quello calvo, apre la portiera posteriore sinistra, afferra un blocco e lo sfoglia. L’altro guarda verso la piccola folla che aspetta una reazione.

Invece di reazione neppure l’ombra.

Ma il signore è tosto, parlotta con gli altri, si sente che racconta le sue disavventure di multe con la Stradale, con i carabinieri, per l’acqua, per la luce, per la nettezza urbana; sembra un veterano molto ben preparato. Chiama anche il 112 e parla con un carabiniere che, a giudicare dalle risposte dell’uomo, gli consiglia di “parlare” con i vigili. Alla fine uno dei due agenti, esasperato dal preessing dell’uomo, si rivolge all’altro, con iattanza:

– E falla vedere al signore la multa che abbiamo fatto a quella macchina!

Il collega commenta “certo, il signore vuole fare il suo show!” e prende il blocco che aveva in mano, lo sfoglia e mostra al signore una matrice gialla di contravvenzione, giusto per qualche istante.

Il signore guarda quel che gli lasciano vedere e poi fa, per nulla convinto:

– Ma se è vero che gliela avete fatta, perché non c’è nulla sul parabrezza?

Risposta del collega che ha parlato per primo, che sedendo dal lato del passaggero è evidentemente il capo-pattuglia:

– E che ne so, sarà volata, mica possiamo essere responsabili se una multa viene rimossa. Lei è qui solo da dieci minuti, noi da molto di più.

Quest’ultima, è la bugia più irritante: ho osservato la scena da quando la Ferrari è stata parcheggiata fino a alla fine e nessuno dei due agenti si è avvicinato alla macchina per prendere la targa o per elevare – come si dice – regolare contravvenzione. Tanto meno, nessuno dei due agenti ha posto sul parabrezza il classico foglietto rosa o bianco.

 

A quel punto ho alzato la voce pure io, dal balcone:

– Non è vero! Nessuno ha fatto una multa a quella macchina – ma il vociare della strada, che pure non mi rendeva difficile sentire cosa dicevano in strada, non faceva arrivare la mia voce baritonale verso il basso. L’unico risultato che ho raggiunto è stato quello di svegliare un barbone che dormiva tra la balaustra della chiesetta del Casinò e un immenso vaso di glicine sotto il mio balcone. Il suo “ma lascia perdere, che sono più barboni di me!” è forse la cosa più sensata che ho sentito quella sera.

L’uomo con la camicia a scacchi si è quindi allontanato mestamente, accompagnato dagli sguardi quasi di compatimento di chi ammirava il furbo di turno, mentre la pattuglia è rimasta ancora un poco a chiacchierare con i passanti sull’evento, poi è montata in macchina e se ne è andata a mezzanotte e 25.

Ho provato a immaginare cosa si saranno detti gli agenti con i passanti, quale profluvio di luoghi comuni sulla crisi, sui ricchi, sui simboli della ricchezza, sulle leggi, sul governo, sulle ultime novità del calcio mercato. Discorsi da bar, discorsi che lasciano il tempo che trovano e che scorrono sulla superficie di fatti molto più importanti, come la consapevole decisione di due agenti di polizia locale di non sanzionare un comportamento scorretto e prendere in giro non solo il pubblico e il signore che protestava, ma anche le leggi che dovrebbero far osservare.

Arroganza e prepotenza, insieme.

La Ferrari 149 è rimasta sola e tranquilla, dove il suo proprietario l’ha messa. senza peraltro restare immune da rinnovate curiosità (foto 5).

Foto 5.

 

Verso l’una e dieci, è ricomparso infine, ignaro di tutto, il proprietario, reduce da chissà quale raffinato divertimento. Ha aperto la portiera con sfarfallìo di luci e antifurto, è montato in macchina con  qualche difficoltà (a sessantacinque anni una Ferrari val bene una lombo-sciatalgia), dal bracciolo tra i sedili si è preso una sigaretta, l’ha accesa e ha messo in moto.

Breve retromarcia, tra un gruppetto di persone che guardava; qualche metro in prima e poi, come da copione, sgassata e tre dita di battistrada sull’asfalto.

La serata era andata molto bene, evidentemente. Ma in fondo, che importa: la crisi colpisce sempre qualcun altro e mai, come ricordava il signore indignato «dove stanno i soldi». In questo caso, anche la legge fa finta di nulla. Non sia mai che il signore in questione, l’anno prossimo, se ne vada a Biarritz…

 

Piero Graglia

 

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

8 Responses to Una storia di ordinaria prepotenza a Sanremo

  1. fabio scrive:

    ero presente anche io …. nessuna multa, gli intoccabili la fanno sempre franca … proviamo stasera a parcheggiare una fiat 500 nello stesso posto immediatamente scatterebbe rimozione e salata ammenda … vergogna!!!!!!!!!

  2. sanchiricotoday scrive:

    ottimo post con ottime foto , complimenti !

  3. apprendistawebmarketing scrive:

    Il barbone ha capito veramente tutto.

  4. Giampiero scrive:

    La Ferrari è stata multata con 80€!!! Io c’ero

    • Spero sia così. Le poche volte che ho parcheggiato in contravvenzione a Sanremo, oltre alla multa mi è arrivato anche il carroattrezzi con la velocità di un lampo. Se le cose si sono svolte diversamente, può essere l’occasione di chiarirle.

      • giampiero scrive:

        se te lo dico sarà così, no?!? Non esagerare, Alessandro, perchè l’uso del carro attrezzi a Sanremo è limitato…te lo assicuro!

  5. WLADIMIRO scrive:

    La partecipazione, ciò che contradistingue gli “uomini” è ciò che spinge ha superare i limiti dello stupido egoismo, dando anche semplicemente messagio di condivisione. E’ importante testimoniare!

  6. Piazza Sanremo scrive:

    Spero proprio che la multa l’abbiano fatta…

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