Grillo (non) dixit

Questo weekend si è tenuta una delle ultime feste di partito estive: sto parlando del molto commentato “Woodstock” grillino e dell’ultimo nato tra i numerosi partiti-persona italiani, qui raccontato bene da Civati.

So che questa cosa non piacerà a molte persone all’interno dei meetup,  un variopinto popolo di cui ho fatto parte in qualche modo e per un certo periodo, ma quest’evento ha lanciato la campagna adesioni che precede la  campagna elettorale 2011.

Il fatto che poi questo non venga detto, è naturale e comprensibile, ma è comunque un’omissione colpevole, in primo luogo verso i “meetuppers”, che in buona sostanza si sono fatti prendere in giro in buona fede dalle promesse non-politiche di Grillo.

Liste e MoVimento a 5 Stelle si preparano alla loro quarta campagna elettorale e fin dall’inizio si sono dotati di regole simili a quelle che hanno i partiti: divieto di candidatura se si è iscritti ad un altro partito o movimento politico, comitati regionali e nazionali che approvano liste ed alleanze e tentativi vari di congressi o primarie. Tutto legittimo, per carità! Solo, cambiare il nome alla scatola non ne cambia la forma:  MCS è un partito, e per ciò bisogna giudicarlo.

C’erano alternative? Certo! Sono molte e diverse le realtà attive che hanno un impatto enorme sulla vita politica, come ad esempio GreenPeace, Amnesty International, Emergency e mille altre, e fanno quello che più ritengono opportuno. Chi decide di mettersi in politica, va giudicato per quello che fa con la sua attività, secondo i canoni di queste attività.

Malessere e sfiducia verso la classe politica sono alla base delle adesioni ai meetups, e Dio solo sa quanto lo possa capire! D’altra parte però sono convinto che sia meglio dare forza alle migliori e più innovative proposte che sono presenti all’interno dei partiti (e ce ne sono tante) che autoghettizzarsi in una piccola e confrotevole oasi.

Credo che spararsi addosso a vicenda non sia produttivo: buona parte del mondo artistico e culturale negli USA 2000  (esempio) appoggiò Nader, il candidato dei Verdi, sicuro sconfitto e il risultato sono stati otto anni di Bush, che ha a sua volta causato disastri vari e guerre (Gore ha poi vinto il Nobel per la pace, tra l’altro). Sicuramente è stata responsabilità dei Democratici americani il non aver saputo attrarre consensi in quell’area, ma credo che qualcuno si sia decisamente morso le mani, dopo aver votato Nader ed aver capito chi era Bush. Cerchiamo di evitare remakes di questo in salsa italiana.

Info alessandrolanteri
Un ottimista che si presta a fare politica per passione

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